Lunedì 27 Maggio 2024
ANTONELLA COPPARI
Politica

Il nodo dimissioni. Nordio: tre anni dopo i fatti è un arresto insensato. L’ira Pd: parla da difensore

I dubbi di Lollobrigida: indagini chiuse a pochi giorni dalle Europee . Conte: "C’è un tariffario da Nord a Sud". Schlein: "Ora lasci e si torni al voto".

Il nodo dimissioni. Nordio: tre anni dopo i fatti è un arresto insensato. L’ira Pd: parla da difensore

Il nodo dimissioni. Nordio: tre anni dopo i fatti è un arresto insensato. L’ira Pd: parla da difensore

Il duello tra chi urla a sinistra invocando dimissioni immediate e voto anticipato in Liguria, e chi a destra fa scudo impugnando garantismo e presunzione di innocenza è da copione. L’anomalia clamorosa è la sortita del Guardasigilli che esplicita i propri dubbi sulla tempistica degli arresti. Attenzione: Carlo Nordio non allude, come altri in maggioranza, agli arresti ’ad orologeria’, scattati a ridosso delle Europee. "Noto che indagini durate tre anni si concludono a pochi giorni dal voto", dichiara il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida (FdI). Taglia infatti corto il titolare di via Arenula: "In Italia si vota molto spesso, e comunque io non amo le frasi fatte". Il problema secondo Nordio è tecnico: "Mi è sembrato di capire che si tratta di fatti che risalgono ad alcuni anni fa e che l’inchiesta è nata tempo addietro. Ho esercitato 40 anni da pm e raramente ho chiesto provvedimenti di tutela cautelare dopo anni di indagini tenuto conto che il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e la reiterazione del reato è difficile che possano sussistere".

Insomma, l’anomalia sarebbe nella scelta di disporre la custodia cautelare senza che sia chiaro il motivo: "Toti è stato accusato di avere preso finanziamenti che ha denunciato. Faccio fatica a capire", insiste il titolare della Difesa, Guido Crosetto. Il giudice per le indagini preliminari risponde implicitamente facendo sapere che la misura si è resa necessaria per evitare "la reiterazione del reato in occasione delle prossime elezioni".

Chiosa comunque il Guardasigilli: "Detto questo, ripeto la mia fiducia nella magistratura e nella presunzione di innocenza". Ma l’opposizione insorge: "Le parole di Nordio sembrano quelle della difesa del presidente Toti, non certo di chi dovrebbe agire con leale collaborazione istituzionale, dice la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani. Durissima Elly Schlein: "Mi sorprende questo garantismo a targhe alterne, che ha due pesi e due misure. Toti lasci e si voti".

C’è un’altra anomalia forse più stridente dell’uscita di Nordio. Di buon mattino, Matteo Rosso, coordinatore ligure di FdI, rilascia dichiarazioni che non sono stonerebbero in bocca a un esponente della minoranza: "Non si può escludere il voto anticipato in Regione. Magari per difendersi meglio Toti si dimette, cade tutto e si va alle urne". Parole forse dettate dalla cupidigia: si sa che Toti era deciso a strappare il terzo mandato, idea che dispiaceva molto a FdI che ambirebbe a conquistare la Liguria ma che riusciva sgradita un po’ a tutti nel centrodestra, perché il Governatore "giocava solo per sé, snobbando gli alleati". Così, mentre la commissione Antimafia chiede l’acquisizione degli atti dell’inchiesta, FI non perde un attimo ad alzare barricate difensive: "Sono garantista, una persona è colpevole soltanto quando è condannata in terzo grado di giudizio", avverte Antonio Tajani. Anche la Lega si schiera decisamente: "Ogni cittadino italiano è innocente fino a prova contraria", afferma Matteo Salvini. Ragion per cui le parole del coordinatore di FdI suonavano come una mazzata contro l’arrestato.

Se ne rendono conto nel partito tanto che nel pomeriggio Rosso dirama un comunicato di tono opposto: "Confidando nell’operato della magistratura, FdI rinnova la fiducia al governatore". Al di là dei conti sulla conquista delle Liguria, il "fattaccio" ricade sull’intero centrodestra non solo sulla formazione di cui Toti presiede il consiglio nazionale, Noi moderati, o sui cugini azzurri. Fin qui la fase preelettorale è stata condizionata dagli scandali della tratta di voti che vedevano coinvolti esponenti del Pd. L’arresto di Toti capovolge il quadro. Ma c’è un leader che le magagne bipartisan rendono felice: Giuseppe Conte. "C’è un tariffario dei voti da Nord a Sud. È un problema di questione morale. Una ferita gravissima alla democrazia". Un mercato dal quale sarebbe assente solo M5s.