Lunedì 22 Aprile 2024

Il ministro Valditara: "Servono le classi con la maggioranza di studenti italiani"

Il titolare dell’Istruzione: la soluzione non è realizzare un melting-pot. Ma per le opposizioni è un’idea "fuori dal tempo e vagamente razzista".

Il ministro Valditara: "Servono le classi con la maggioranza di studenti italiani"

Il ministro Valditara: "Servono le classi con la maggioranza di studenti italiani"

Non solo seggi elettorali, ma argomento delle prossime elezioni europee. La suggestione del ministro dell’Istruzione e il Merito Giuseppe Valditara sull’utilità di classi a "maggioranza" di studenti italiani porta la scuola al centro della campagna elettorale insieme ai temi sempre scottanti dei migranti, delle differenze e le forme di integrazione culturali. E innesca l’immediato strascico di contestazioni da parte del centrosinistra: a partire da quella sulla determinazione degli studenti "stranieri", dal momento che la maggior parte degli alunni senza passaporto sono nati in Italia e spesso parlano anche in dialetto.

A stretto giro di posta rispetto alla proposta del leader della Lega Matteo Salvini di fissare un tetto del 20% di studenti stranieri per classe, il ministro affida ai social la propria considerazione in proposito: "L’inclusione può avvenire assimilando i nuovi arrivati sui valori fondamentali – scrive Valditara –, quelli che sono racchiusi nella Costituzione e che appartengono alla identità di chi accoglie, oppure realizzando la società del melting pot, dove ognuno pensa e fa ciò che vuole". Per il ministro "la prima società ha un futuro ordinato e prospero, la seconda ha di fronte a sé la disgregazione e il caos". Riferendosi probabilmente ai ragazzi arrivati all’estero, Valditara sottolinea che l’integrazione è facilitata "se studieranno in modo potenziato l’italiano laddove già non lo conoscano bene, se nelle scuole si insegni approfonditamente la storia, la letteratura, l’arte, la musica italiana". Questo l’indirizzo in cui intende muoversi il dicastero. E che piace al capogruppo di Forza Italia in Senato Maurizio Gasparri. Richiamando la chiusura disposta dalla scuola di Pioltello (nel milanese) per la fine del Ramadan, l’esponente azzurro accoglie con favore l’idea di "integrare all’interno delle classi le persone delle diverse provenienze, proprio per evitare aule ghetto composte solo da stranieri".

Sennonché "il 67,5% degli studenti stranieri è nato in Italia", polemizza la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella commissione Istruzione, accusando la maggioranza di voler "dividere e discriminare". Di rincalzo la senatrice dem Simona Malpezzi chiede al ministro: "Come considera i figli di genitori stranieri che però sono nati in Italia e parlano l’italiano? Li scomputa o no?". Dal Nazareno è un fuoco di fila: "Invece di fare propaganda il governo indichi quali sono le proposte per l’inclusività scolastica – commenta la capogruppo nella commissione cultura della Camera e responsabile Scuola Irene Manzi –. La soluzione delle classi ghetto, con quote di immigrati definite a Viale Trastevere, non è certo la soluzione". Ricordando che nella maggioranza dei casi si parla di bambine e bambini "italiani a tutti gli effetti", i 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato sostengono che "la maggioranza e in particolare la Lega e il suo ministro Valditara, usano la scuola solo in chiave propagandistica e strumentale, e quando possibile infarciscono il tutto con proposte dal sapore vagamente razzista".

"Un’idea fuori dal tempo", osserva Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil. Secondo cui la proposta del ministro, oltre a essere inapplicabile, "penalizzerebbe la provenienza da contesti migratori, non tenendo minimamente in considerazione la composizione dell’attuale società e la funzione unificante della scuola". Del resto non sono servite quote al plesso Carlo Pisacane dell’Istituto Comprensivo Simonetta Salacone, nel cuore del multietnico quartiere di Tor Pignattara a Roma, dove 15 anni fa il 95% degli studenti era straniero o figlio di stranieri e oggi è diventato un modello di integrazione al 50% tra italiani e non. Anche perché quote più stringenti sarebbero "inapplicabili", come rileva la dirigente scolastica Rosanna Labalestra: "Non posso mandare via gli alunni per mantenere una rigida percentuale".