Giovedì 13 Giugno 2024
Antonella Coppari
Politica

I conti del governo. Bruxelles difende Roma sul Def, ma è scontro sui tempi del Pnrr

Presentato un documento senza previsioni. L’opposizione attacca: è una carenza vergognosa. La Ue ammette: molti Stati presenteranno piani snelli. È muro sui ritardi del Recovery Plan: niente deroghe.

I conti del governo. Bruxelles difende Roma sul Def ma è scontro sui tempi del Pnrr

I conti del governo. Bruxelles difende Roma sul Def ma è scontro sui tempi del Pnrr

In Italia infuria la polemica e fioccano accuse di ogni tipo contro il governo reo di aver presentato un Def monco. "È un documento da Camere sciolte", tuona il presidente dei senatori democratici, Francesco Boccia. "È vergognoso che, a causa delle elezioni europee, non ci sia un quadro programmatico", attacca il capo di Azione, Carlo Calenda. A sorpresa, a difendere l’esecutivo di Giorgia Meloni arriva l’ombrello europeo: "Diversi Stati presenteranno un Def snello". Parola della portavoce della Commissione europea per gli Affari economici, Veerle Nuyts, che poi ne spiega i motivi ripetendo di fatto la giustificazione offerta da Palazzo Chigi: "Ci troviamo in una situazione per cui le vecchie regole del Patto di stabilità vengono riformate: in questo periodo di transizione non si richiederà agli Stati membri di rispettare le linee guida sul formato e sul contenuto dei programmi di stabilità e di convergenza, che risalgono al 2017". Insomma, che senso avrebbe "sprecare risorse" oggi quando le nuove regole saranno in vigore tra poco?

Il non detto nel rinvio deciso dalla premier e dal ministro dell’Economia sta tutto in quella nuova Commissione e nelle prospettive che potrebbero aprirsi soprattutto se fosse figlia di una maggioranza più amichevole nei confronti del governo, anche se l’attuale presidente, Ursula von der Leyen, ha preferito non andare allo scontro con il nostro Paese. Lo conferma Giancarlo Giorgetti, parlando di tutt’altro: affrontando cioè il bisticcio a distanza sul Pnrr con il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. L’Italia insiste per una proroga per spendere i soldi europei. Il termine fissato nel 2026 è troppo ravvicinato. "Forse qualcuno non se n’è accorto, ma da quando è stato approvato il Pnrr è scoppiata una guerra in Europa. A Bruxelles non vorrei che si facesse come a Roma, che la proroga si decide il giorno prima, sarebbe invece preferibile decidere con largo anticipo", spiega il ministro leghista.

Guerra o non guerra, la Commissione è intransigente: "L’attuazione tempestiva dei piani è essenziale, la scadenza del 2026 è fissa", ripete Gentiloni. E il collega nonché vicepresidente Valdis Dombrovskis affonda: "Diversi Stati dovranno recuperare i ritardi, mentre ci avviciniamo al 2026, la data limite per lo strumento". Giorgetti dà segnali di una certa irritazione: "Gentiloni fa il commissario, Lagarde fa la governatrice della Bce, io il ministro dell’Economia. Posso esprimere il mio auspicio? È una bestemmia?". Poi l’affondo: "Tra colleghi ci diciamo questo, la Commissione rimane ferma sul punto, magari la nuova Commissione valuterà diversamente".

Nel calderone delle trattative finiranno per intrecciarsi questioni di ogni tipo, certo non solo il Pnrr. Nuovi equilibri che usciranno dalle urne il 9 giugno, gli accordi che ci saranno per dare vita a una nuova Commissione, presidente incluso. Margini di flessibilità che potrebbero consentire all’Italia, se non di sfuggire alla morsa dell’austerità almeno di non esserne soffocata. Se il quadro della nuova legge di bilancio ancora non c’è, la cornice invece è chiara e di austerità si continuerà a parlare per un po’. Tutto sta a vedere quanto sarà possibile modularla.

Sullo sfondo continua a campeggiare l’eterno nodo irrisolto del Mes: il rifiuto italiano potrebbe costituire un handicap al tavolo delle trattative: "Sull’approvazione della riforma da parte dell’Italia non ci arrendiamo, altrimenti dovremo esplorare vie alternative", fanno sapere da Bruxelles. Ma a Chigi sono ottimisti: "Troveranno una soluzione". Insomma, del Mes e di tutto il resto, se ne parlerà con la prossima Commissione. Nella quale, nonostante voci circolate in questi giorni, Giorgetti assicura che non ci sarà: "Ho dato disponibilità, come è noto, a sostituire eventualmente Allegri però ha vinto e quindi credo che questa decisione venga rinviata, se vuole, io a Leo lascio volentieri il posto". Chiosa al suo fianco il viceministro Maurizio Leo: "Hic manebimus optime, stiamo benissimo così". È comunque possibile che a passare dal governo italiano a quello europeo – forse nel ruolo di vicepresidente – sia qualche ministro: magari Adolfo Urso o, più probabilmente, Raffaele Fitto.