Martedì 18 Giugno 2024
ETTORE COLOMBO
Politica

Guerra, giustizia, lavoro ed elezioni. Su questi punti Draghi rischia davvero?

Salvini, Letta e Conte archiviano le larghe intese, ma l’esecutivo dovrà tenere almeno altri nove mesi. Dal referendum alla riforma Cartabia, fino al voto sugli aiuti all’Ucraina, il futuro è sull’ottovolante

Da sinistra, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (ImagoEconomica)

Da sinistra, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (ImagoEconomica)

Roma, 6 giugno 2022 - "Basta con le larghe intese". Le dichiarazioni di Enrico Letta e Matteo Salvini sono speculari ma, nella loro ovvietà, hanno un suono sinistro perché denotano l’insofferenza, sempre più accentuata, di Lega e Pd a governare insieme. Considerando che la scadenza naturale della legislatura è fissata a marzo 2023, ma che si parla di urne convocate all’ultima data utile, maggio 2023, vuol dire che l’attuale maggioranza di governo deve stare insieme, a forza, altri 9/11 mesi. Politicamente è un tempo infinito. C’è chi dubita che il quadro politico regga. Il Capo dello Stato farà di tutto per tenere assieme una maggioranza tanto larga quanto litigiosa, nessuno ritiene plausibile che, dopo tre governi così diversi (Conte I, gialloverde, Conte II, giallorossi, Draghi, tecnico) ne possa nascere un altro. Ma dove, come, quando il governo può soccombere?

Il voto sulle armi

La vera prova del nove è fissata il 21 giugno. Draghi prenderà la parola davanti alle Camere in vista del Consiglio europeo del 22-23 giugno. È ammessa la presentazione di mozioni presentate dai gruppi e quella annunciata dal M5s sarà: basta con l’invio di nuove armi all’Ucraina, spazio solo alla via diplomatica. La mozione può trovare il sì della Lega e di LeU. Se non si troverà un testo di compromesso con gli altri partiti ‘atlantisti’ (Pd e FI, Iv e centristi), la maggioranza non esisterebbe più.

Referendum e amministrative

Prima, però, si terrà l’ election day che abbina i 5 referendum sulla giustizia a elezioni comunali in quasi mille comuni. Sui referendum è plausibile immaginare il fallimento del quorum (e la sconfitta della Lega che li ha promossi), ma la riforma della giustizia a sta per essere approvata. Tamponerà alcune delle falle aperte. I risultati elettorali serviranno a indicare la forza dei partiti. Cosa succederà, nel centrodestra, se Fd’I si confermerà il primo partito, surclassando la Lega? E nel centrosinistra, se il Pd terrà e i 5Stelle crolleranno sotto il 5%?

Le ricette sul lavoro

Dal reddito di cittadinanza, storica bandiera dei 5Stelle su cui Iv raccoglie le firme per un referendum che porti alla sua abrogazione e il centrodestra ha sempre contrastato, alla riforma delle pensioni, bandiera identitaria della Lega che il Pd avversa, sono diverse anche le ricette sul lavoro dei partiti di maggioranza. L’ultimo scontro si è registrato sul salario minimo. Un provvedimento che è fermo in Senato e che vede visioni contrastanti: il ministro del Lavoro Orlando (Pd) parla di "idea positiva", mentre secondo il collega della Pubblica amministrazione Brunetta la legge "è contro la nostra storia culturale di relazioni industriali". Favorevoli Pd e M5S, che lo vogliono per legge, contraria Forza Italia, aperture invece nella Lega, dove Giorgetti parla di "tema da affrontare".

Guai in vista in casa M5s e Lega

Ancora prima dell’election day, il tribunale di Napoli potrebbe invalidare il nuovo statuto M5s e l’elezione di Conte a capo politico. Ne scaturirebbe un maremoto. Conte potrebbe essere tentato dalla prova di forza: un nuovo M5s col suo nome nel simbolo e nuovi organigrammi, oltre che fuori dal governo, ma il Movimento si spaccherebbe dall’ala governista guidata da Di Maio. Dopo le elezioni, invece, se la Lega crollasse sotto il 15% dei voti, i governatori del Nord e i ministri potrebbero muovere all’assalto di Salvini, chiedendo un congresso anticipato.

Le riforme da completare

La riforma fiscale si trova alla Camera e comprende la revisione del catasto. Il ddl Concorrenza, che comprende la questione delle concessioni balneari, è invece al Senato. Su entrambe lo scontro tra partiti è stato feroce, ma alla fine si è trovato un compromesso. Infine, c’è il dl Aiuti, atteso alla Camera per fine mese, con in pancia la costruzione di un nuovo inceneritore a Roma. I 5s sono pronti a dire no. Tutti questi provvedimenti finirebbero per decadere, ove mai il governo andasse in crisi.