Giovedì 18 Aprile 2024

Forza Italia 30 anni dopo. Una vittoria che segnò la fine dei dogmi

Il 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi vinse le elezioni con Forza Italia, un progetto di discontinuità politica che coinvolse varie figure della società. Oggi, la sfida è coinvolgere le forze vive del Paese per un rinnovamento istituzionale e culturale.

Forza Italia 30 anni dopo. Una vittoria che segnò la fine dei dogmi

Forza Italia 30 anni dopo. Una vittoria che segnò la fine dei dogmi

Bergamini *

Il 27 marzo 1994, esattamente trenta anni fa, Silvio Berlusconi vinse per la prima volta le elezioni politiche alla guida del centrodestra. È giusto ripercorrere il senso di quel risultato elettorale non solo per la ricorrenza, ma perché fornisce chiavi di lettura ancora oggi utili. La prima riguarda l’immediata evoluzione di Forza Italia, che quel giorno, dopo pochissimi mesi dalla sua progettazione e fondazione, fu capace di diventare primo partito del Paese.

Si trattava di un progetto nato nell’emergenza, avvertita dal presidente Berlusconi, di evitare l’arrivo al governo dei post-comunisti. Nel contempo, però, Forza Italia seppe interpretare la forte richiesta di discontinuità rispetto al sistema politico pre-esistente. E lo fece attraverso un elemento: la chiamata a raccolta delle energie migliori che il Paese era in grado di offrire, e dall’altra parte il loro convogliamento intorno al valore della libertà. Il “secolo breve” dei dogmi ideologici era finito, e la formula messa in campo da Silvio Berlusconi fu in grado di attirare una varietà molto positiva di capitale umano: dagli imprenditori ai professionisti, dai docenti universitari agli intellettuali e persone impegnate nel volontariato. È vero che, in Italia, il combinato disposto tra la fine della Guerra Fredda e l’inchiesta Mani Pulite aveva archiviato le tradizioni politiche pre-esistenti.

Ma Forza Italia aveva gettato il seme di una nuova tradizione, che dura ancora oggi, capace di far convivere virtuosamente identità diverse: liberale (sia di ispirazione laica che cattolica), popolare, riformista. La leadership del presidente Berlusconi fece da collettore in un impianto culturale ben preciso, basato su un incontro tra concorrenza e solidarietà in senso economico, una minore presenza dello Stato, la totale adesione al blocco occidentale, la promozione del garantismo. Il 27 marzo 1994, tutto questo si faceva classe dirigente e progetto di governo. Riavvicinando l’opinione pubblica, i cittadini, alle istituzioni dopo un biennio di grande contrapposizione.

Oggi, lo spirito del tempo, segnato da un confronto politico che troppo spesso non tiene il passo dei grandi cambiamenti in corso, ci riporta esattamente lì, alla necessità di coinvolgere le forze vive del Paese affinché diventino classe dirigente, consentendo loro di apportare il loro contributo in tutti gli organismi elettivi. Non in un’ottica di conflitto rispetto alle istituzioni, ma di un loro rinnovamento nel senso della buona amministrazione e di un fermento culturale, nel segno della libertà, che la società richiede. Si tratta di una sfida importante, che dobbiamo raccogliere nel migliore dei modi se vogliamo fare nostro il messaggio che ci arriva da quel 27 marzo 1994.

* Vicesegretaria di Forza Italia