Elezioni a Firenze, Renzi attacca il Pd: "Rinnega le primarie". E Giani tenta di ricucire

La scelta di Sara Funaro scatena l’ira del leader Iv, che schiera Saccardi. Per il Partito democratico ora lo spauracchio è l’eventuale ballottaggio

Matteo Renzi, leader di Italia Viva

Matteo Renzi, leader di Italia Viva

Dario Nardella ha vinto. Ha traghettato tra veti e veleni la sua prescelta, Sara Funaro, alla candidatura a sindaco sotto le insegne del PD, la prima donna che rischia ora di governare la città da Palazzo Vecchio. L’ha spuntata così sugli schleiniani, lui che a suo tempo aveva scelto la mozione di Bonaccini. E con lui c’è anche il governatore Eugenio Giani che, almeno all’inizio, non sembrava proprio convinto dell’opzione Sara ma poi si è rimboccato le maniche per dare il suo appoggio, lasciando nel cassetto il sogno – o la tentazione – di essere lui il prossimo principe di Firenze.

Ma il sì, quasi compatto all’assemblea del partitone, a mezzanotte passata, rischia di trascinarsi dietro mesi incandescenti di lotte intestine. Perché è vero che Elly Schlein ha benedetto la scelta dell’assessora al sociale dell’attuale giunta ma Matteo Renzi, tanto per cominciare, alle 7 aveva già chiamato a raccolta i suoi e suonato la carica. Si va alla guerra. E alle 9, quando la giunta Nardella era riunita attorno a un tavolo, assonnata e felice, il messaggio su X dell’ex premier, ha dato la sveglia. Uno schiaffo che fa male, anche se atteso. "A Firenze il Pd rinnega le primarie e sceglie la candidatura alleandosi con la sinistra radicale", è partito all’attacco Matteo, annunciando che Italia viva ballerà da sola alle elezioni candidando a sindaco Stefania Saccardi, attuale vicepresidente della giunta regionale che, ovviamente, non ha per adesso alcuna intenzione di dimettersi.

E appare quantomai difficile che il governatore, da sempre in ottimi rapporti con Renzi, le ritiri la fiducia provocando un terremoto di proporzioni ancora più vaste in seno al centrosinistra. Anzi, Giani si è già infilato l’abito del pompiere e conta di ricucire. Non oggi e nemmeno domani. Magari a gennaio, febbraio. Il rischio altrimenti c’è. Lo sanno tutti. Lo sa il segretario regionale del Pd, Emiliano Fossi che ha pronunciato un discorso all’insegna dell’apertura e della distensione perché lui un patto con Italia viva lo ha sempre voluto anche se i suoi storcevano il naso.

Ammettere che con Renzi contro potrebbe essere dura sarebbe offrire il fianco e i dem ostentano sicurezza. Perché non c’è solo Renzi con l’elmetto ben calzato in capo. C’è anche un’indomita Cecilia Del Re, l’assessora defenestrata da Nardella che da mesi pretende le primarie per misurarsi con la sfidante Funaro. E ora che ha perso la battaglia (ma non la guerra), non intende mollare la presa. Più facile che molli il partito, anche se lei nega di pensare a un matrimonio di ripiego con Iv. Nonostante il suo passato da leopoldina. Valuta invece il ricorso al Tar per violazione dello Statuto e ha già dato mandato ai suoi legali (lei peraltro avvocata e figlia di avvocato) per chiedere il risarcimento danni a una dirigente dem che avrebbe leso i suoi diritti. Farà una lista civica? Da sola? Con Renzi? Di voti alle passate amministrative aveva fatto il pieno, bene ricordarlo.

Ora lo spauracchio del Pd si chiama ballottaggio. La partita è semplice, il finale non proprio scontato. Se il centrodestra schiera Eike Schmidt, il direttore degli Uffizi che ha preso gusto a punzecchiare Nardella su quasi tutto e si va al secondo turno Renzi con chi si allea?

Sono mesi che il Matteo furioso ripete: mai un nardelliano. E Sara Funaro lo è. Perché ormai quello con il suo ex delfino Nardella è un divorzio con addebito di colpa: ognuno nei confronti dell’altro. Ma una sentenza, fino ad ora, non c’è mai stata. Potrebbe arrivare alle prossime elezioni amministrative di maggio 2024.