Così il Pd è finito dentro un labirinto

Il Partito Democratico affronta una fase critica, con problemi locali che mettono a dura prova la segreteria di Elly Schlein. La scelta tra 5 Stelle e centristi è complessa e rischia di portare a scissioni, spaccature e faide. La linea politica non riesce a unire le opposizioni.

Castellani

Il Partito democratico attraversa una fase delicata che, come spesso accade in Italia, parte da problemi locali. Due sono i fronti caldi per la segretaria Elly Schlein: la Sardegna e Firenze. Nell’isola si voterà per eleggere il nuovo governatore. Sul piatto c’è la candidatura forte di Renato Soru, imprenditore, riformista, già governatore della Regione con il centrosinistra. Soru, che non è stato appoggiato dal Pd, farà una propria lista con il sostegno di Azione e con un pezzo dei democratici che seguirà il fondatore di Tiscali. Schlein ha per ora scelto di sostenere, nell’ottica dell’alleanza tra Pd e 5 Stelle, Alessandra Todde, deputata dei pentastellati. La segreteria del Pd ha dunque ceduto sulla candidatura lo scettro a Conte rinunciando a esprimere una propria figura e ora rischia di vedere il proprio consenso diminuito proprio per la concorrenza di Soru. Abbastanza simile lo scenario per la corsa a sindaco di Firenze. Qui il M5s è meno rilevante e dunque lo scontro è tra i centristi e il Pd. Renzi si dice disposto a sostenere un candidato del Pd, ma non Sara Funaro, prescelta dall’uscente Nardella, e minaccia di correre con un proprio candidato anche qui con il rischio di spaccare in due i progressisti.

Sono dinamiche locali ma che mostrano il labirinto in cui è finita Schlein. Da un lato tutto è stato centralizzato nelle mani del partito a Roma per imporre i nomi dei candidati, con le primarie oramai soppresse quasi ovunque, dall’altro però questo tentativo di controllo dall’alto rischia di aprirsi a scissioni, spaccature e faide sul territorio. C’è poi un altro elemento: il palese fallimento del “campo largo”. In tutte queste occasioni Schlein è costretta a scegliere tra allearsi con i 5 Stelle o con i centristi. Il nocciolo della questione è dunque la linea politica che oggi non riesce a unire tutte le opposizioni né in Parlamento, si pensi al voto sul Mes, né sui territori. Se le elezioni locali ed europee andranno male, la segreteria Pd corre il rischio della deflagrazione.