Martedì 23 Aprile 2024

Congresso Forza Italia, Tajani punta ai moderati. "Berlusconi ci manca, è come essere in Champions senza Maradona"

"L’obiettivo alle Europee è il 10%. La competizione sana fa crescere il consenso". Il videomessaggio di Meloni: “Una maggioranza assortita può fare la differenza”

Roma, 23 febbraio 2024 – La partita è di quelle in cui ci si gioca tutto. "Come una finale di Champions", dice Antonio Tajani dal palco. Solo che qui non si tratta di un gioco, ma della sorte del partito protagonista della politica italiana per tre decenni. "E ci manca Maradona – aggiunge – Per fare quello che faceva Maradona ho una sola possibilità chiedere aiuto alla squadra e alla curva. La squadra siamo noi, la curva gli elettori, Maradona è Berlusconi" Quella mancanza la sentono tutti.

Da sinistra: la senatrice di FI, Licia Ronzulli, il vicepremier, Antonio Tajani, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa (Ansa)
Da sinistra: la senatrice di FI, Licia Ronzulli, il vicepremier, Antonio Tajani, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa (Ansa)

Lo spirito di Silvio aleggia sul congresso di FI all’Eur, ricordato, evocato, esaltato. In video, in fotografia, nelle parole di qualsiasi delegato. E del ricco parterre: ci sono gli alleati di FdI, rappresentati dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, e dai due capigruppo, Lucio Malan e Tommaso Foti. C’è il governatore del Lazio, Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, delegazioni dei partiti, rappresentati del mondo imprenditoriale e sindacali. Manca Marta Fascina, l’ultima compagna del Cavaliere però c’è il fratello, Paolo Berlusconi: "Dovevo venire questa è la sua creatura". Tajani lo saluta così: "Abbiamo fatto un bel regalo a tuo fratello: un congresso che si batte per i suoi valori". Più che un omaggio, quasi un culto. Che non basta a colmare il vuoto. Senza il Cavaliere la Forza Italia che abbiamo conosciuto non c’è più.

Tajani lo sa: "Tutti pensavano che saremmo scomparsi e invece è successo il contrario". Non è un auspicio: segnali in tal senso non mancano, ma non è una realtà confermata. E non lo sarà finché a ratificarla non saranno gli elettori a giugno. Da politico esperto, il nuovo segretario – non presidente perché come recita il simbolo del partito, presidente resta Berlusconi – ha adottato uno stile opposto a quello dell’inimitabile: tanto sobrio e pacato quanto il Cavaliere era pirotecnico ed esplosivo. Una scelta che rispecchia il partito che ha in mente: moderato nella sostanza e nella forma. Un partito che evita affondi e scontri all’arma bianca, pure con le toghe: "Vogliamo la separazione delle carriere, ma la nostra non è una battaglia contro la magistratura". Appoggia Israele, ma senza risparmiare critiche: "Deve comportarsi secondo quelle regole di civiltà e di umanità che condividiamo". Insomma, un partito che possa ambire a occupare "l’immenso spazio libero tra Schlein e Meloni".

Solo sull’europeismo e sull’atlantismo i toni si alzano e qui la Forza Italia di Tajani insidia la stessa Giorgia. Europeista, ma dell’ultima ora. Moderata, ma a comizi alterni. "Anche se apparteniamo a famiglie diverse – avverte nel videomessaggio augurale la premier – gli obiettivi sono comuni. Abbiamo dimostrato come una maggioranza composita possa fare la differenza. Anche in Europa possiamo portare il modello italiano". Lo scontro vero è con la Lega (all’Eur era rappresentata solo dalla deputata Simonetta Matone) ed è inevitabile che sia così: Forza Italia è più che mai l’anima italiana del Ppe, e il Ppe con il Carroccio non ha nulla a che spartire. Si capisce quando il presidente Manfred Weber, in carne e ossa, si scaglia contro" i populisti burattini di Putin" e nomina gli alleati del Carroccio in Europa. "Vogliamo distruggere tutto, come vuole fare l’Afd? Vogliamo cambiare i confini, come sognava Zemmour? O vogliamo lasciare l’Europa nelle mani della Le Pen?". Con Weber l’altra sera a cena in un ristorante del centro Tajani ha discusso difesa comune europea.

Ma si capisce ancora di più quando Ursula von der Leyen, in videomessaggio, si felicita con Tajani perchè grazie a lui "FI resterà un’ancora dell’Italia all’Europa". Inutile aggiungere chi vorrebbe disancorarla. La tensione è sotto pelle, trapela quando Mario Occhiuto, che tra i quattro vicesegretari è il più papabile per la carica di sostituto, afferma: " Vedo che c’è tanto entusiasmo e forza, più da noi che nei luoghi dove si riunisce la Lega". Il Carroccio la prende malissimo: "È sgradevole citare Berlusconi, grande amico della Lega, poi attaccare gli alleati".

La partita senza Maradona si comincerà a giocare da domani e a deciderne l’esito saranno in buona parte proprio le elezioni europee. Quelle in cui Tajani spera di mettere a segno il colpo grosso, superando Salvini e ottenendo così dagli elettori quella corona che oggi gli assegna il congresso: "Non corro contro altri – puntualizza – c’è una competizione sana, che fa crescere il consenso: io punto al 10%".