Mercoledì 29 Maggio 2024

Le tasse devono essere eque. E chi non le paga danneggia tutti

La progressività prevede che ognuno contribuisca in virtù della propria capacità

Le tasse devono essere eque. E chi non le paga danneggia tutti

Le tasse devono essere eque. E chi non le paga danneggia tutti

Secondo la Costituzione, il singolo deve contribuire non in virtù di ciò che riceve, ma in virtù delle sue capacità e in misura progressiva rispetto a queste, come sancito dall’articolo 53, che regola il sistema tributario insieme all’art. 3 sull’uguaglianza dei cittadini e il 23 sul fatto che solo la legge può fissa tasse. La capacità contributiva, ovvero la capacità economica del soggetto, discendere secondo la Corte Costituzionale da "indici concretamente rivelatori di ricchezza, dai quali sia razionalmente deducibile l’idoneità soggettiva all’obbligazione d’imposta".

Esistono indici diretti e indiretti di capacità contributiva: tra i primi ritroviamo il reddito, il patrimonio e i suoi incrementi; tra i secondi, il consumo e gli affari. Tuttavia, i mezzi economici necessari per il soddisfacimento dei bisogni essenziali non saranno passibili d’imposizione. Il secondo comma dell’art. 53 sancisce invece il principio di progressività, che rimanda al principio di solidarietà sancita dal fondamentale art. 2, in quanto si grava in misura superiore sui soggetti con una maggiore capacità contributiva, aumentando l’aliquota con il crescere della base imponibile. Il Dc Salvatore Scoca (Dc), cui si deve la stesura finale dell’art. 53, difese così la scelta della progressività durante i lavori della Costituente: "Lasciandosi guidare da un sano realismo, non si può negare che una Costituzione la quale, come la nostra, si informa a principî di democrazia e di solidarietà sociale, debba dare la preferenza al principio della progressività".

Un concetto che risale alle teorie dello stesso teorico del liberismo economico Adam Smith: "Le cose indispensabili alla vita danno luogo alla grande spesa dei poveri (…). Le cose di lusso e di vanità formano la principale spesa dei ricchi (…) - scrive in ’Indagini sulle cause della ricchezza delle nazioni’ – Così un’imposta sopra le rendite delle case graverebbe in generale più sopra i ricchi, ed in questa specie di ineguaglianza non vi sarebbe forse cosa alcuna d’assai irragionevole. Egli non è molto irragionevole che i ricchi contribuiscano alla pubblica spesa, non solamente in proporzione alla loro entrata, ma anco in qualche cosa al di più della proporzione medesima".

A cura di Cosimo Rossi