Venerdì 19 Aprile 2024

In democrazia votare non basta. Si deve anche “partecipare“

Il Costituzionalista Allegretti: "Serve l’interlocuzione tra governo e società civile"

In democrazia votare non basta. Si deve anche “partecipare“

In democrazia votare non basta. Si deve anche “partecipare“

Memori di oltre un ventennio di regime fascista, è comprensibile il rilievo dato dai costituenti all’esercizio del suffragio e alle organizzazioni politiche e sociali. Ma sarebbe riduttivo pensare che il principio di partecipazione sia relegato all’ambito delle libertà politiche declinate negli articoli 48 e 49, in quanto permea i primi tre articoli su cui poggia tutto l’impianto costituzionale. Il costituzionalista fiorentino Umberto Allegretti sintetizza così il nucleo portante. Stanti "la centralità dei diritti della persona e il loro complemento nelle formazioni sociali" (art. 2), "l’appartenenza al popolo della sovranità e del suo esercizio" (art. 1), "tutti i diritti e i doveri fondamentali degli individui e delle formazioni sociali codificati nella prima parte della Costituzione" e il compito della Repubblica di "rimuovere gli ostacoli" che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 3), la partecipazione diventa "principio fondamentale delle regole e delle istituzioni repubblicane". Nell’immediato post fascista, tuttavia, essa appariva affidata in modo quasi esclusivo ai partiti politici oggi in declino.

Il principio di partecipazione svolge dunque per la Carta una finalità di "integrale sviluppo della persona nei termini di progetto emancipante", nota Alessandra Valastro, docente di diritto pubblico all’università di Perugia. Un progetto, cioè, che "richiami una democrazia non soltanto egalitaria e inclusiva ma abilitante, attraverso politiche pubbliche finalizzate allo sviluppo delle capacità oltre che alla tutela dei diritti". Ciò propone un’idea di democrazia non improntata sulla delega e l’esercizio del potere, ma su "l’interlocuzione stabile fra soggetti pubblici e società civile". Nel quadro della crisi delle forme della democrazia, la costituzionalista dell’università di Siena Michela Manetti rileva come i parlamenti siano sempre più privati "del compito della mediazione e del compromesso".

Affidati invece a "opache" governace, sotto la vigilanza di governi legittimati dall’investitura "diretta". Ecco perché anche quelle istanze populiste apparentemente distanti dalla dottrina costituzionale, possono rappresentare "uno stimolo a riconsiderare, nei termini più larghi ed inclusivi, le forme di partecipazione".

A cura di Cosimo Rossi