Il popolo è davvero sovrano? Sì, ma con delle limitazioni

Sabino Cassese spiega ai giovani uno dei concetti chiave dell’Art.1 della Carta

Il popolo è davvero sovrano? Sì, ma con delle limitazioni

Il popolo è davvero sovrano? Sì, ma con delle limitazioni

La Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il primo gennaio 1948, è la legge fondamentale, costitutiva appunto, dello Stato. Essa è frutto dei lavori dell’Assemblea costituente: eletta il 2 giugno 1946 insieme al voto sul referendum con cui il popolo italiano, per la prima volta a suffragio universale sia maschile che femminile, sceglie la Repubblica. I 139 articoli della Carta scaturiscono dal dialogo tra forze cattoliche e laiche in seno alla Commissione dei 75, cui è affidata la stesura del testo. Tra i primi concetti chiave c’è quello oggi dibattuto di sovranità, di cui chiediamo al professor SABINO CASSESE, ex giudice costituzionale.

Professore, che significa e come va inteso che “la sovranità appartiene al popolo“?

«Sovranità è quel potere che non riconosce alcuna autorità superiore. Il concetto sia evoluto nel tempo. La sovranità apparteneva a una persona, il re; poi è diventata attributo dello Stato, dunque di un’entità immateriale; quindi del popolo. E’ perciò materia ricca di significati, ma anche di equivoci. L’art. 1 afferma che “la sovranità appartiene al popolo”, che “la esercita nelle forme e nei limiti” stabiliti dalla Costituzione. Non si deve intendere, diversamente da quanto taluni sostengono, che debba esser esercitata direttamente, a prescindere dalla democrazia rappresentativa. Quest’attribuzione al popolo della sovranità suscita altresì il bisogno di aprire una fase nuova delle democrazie, per rispondere alle istanze relative al suo esercizio ».

Si può limitare la sovranità?

«L’art. 11 dice che la Repubblica consente “alle limitazioni sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”. Questo conduce a un quarto stadio del concetto: la sovranità limitata. Che è in qualche modo una contraddizione. Anche i più accesi sovranisti accettino in realtà un mondo in cui i condizionamenti reciproci sono molteplici. Secondo le stime esistono circa duemila regimi regolatori globali, che includono le istituzioni internazionali, ma non solo. Un po’ come ci fossero duemila condomini di cui tutti gli inquilini accettano le regole. Di qui la contraddizione: l’interesse nazionale spinge a far parte di queste organizzazioni che a loro volta limitano la sovranità».