Mercoledì 24 Aprile 2024

Adolescenti in crisi d’identità: "Sono se stessi a modo nostro"

Per lo psicologo Matteo Lancini l’indecisione degli adulti li priva di riferimenti

Adolescenti in crisi d’identità: "Sono se stessi a modo nostro"

Adolescenti in crisi d’identità: "Sono se stessi a modo nostro"

Violenza di genere o contro se stessi, auto-isolamento, disturbi del comportamento alimentare. I ragazzi, oggi, "stanno vivendo una crisi identitaria senza precedenti", spiega il dottor Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e autore di numerosi libri tra cui ’Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta’, uscito lo scorso settembre.

"Le cause sono principalmente due: una fragilità adulta mai vista prima, e il declinare una funzione autorevole. C’è un’enorme difficoltà a identificarsi con cosa significa essere un adolescente in un mondo così complesso che crea una società dissociata dove si chiede ai ragazzi, come ho scritto nel mio ultimo libro, di crescere e di essere se stessi a modo nostro. Il problema non è che li abbiamo cresciuti come dei cuccioli d’oro, che hanno avuto tutto. È il contrario, devono crescere prendendosi carico della dissociazione della società e dell’angoscia degli adulti".

Qual è il ruolo dei genitori?

" Oggi si ascoltano i figli molto più, ma non si è in grado di ascoltare cosa hanno da dire. Il problema non riguarda la famiglia, riguarda la scuola che alimenta competizione dicendo che vuole educarli; riguarda una società che banchetta su internet; e una politica che se ne frega delle emozioni più disturbanti dei ragazzi. Quindi famiglia, scuola e società sono dissociate. Le prevaricazioni ai danni degli altri sono il modello in cui si conducono gli show televisivi, i gruppi Whatsapp delle mamme sono episodi di cyberbullismo che ogni giorni i bambini respirano, tutti siamo connessi… ma se lo fanno i ragazzi è sbagliato. C’è un individualismo, quella che io ho chiamato una società post-narcisistica, dove non solo non vedi più l’atro, ma gli sovraintendi la mente, gli chiedi di essere se stesso a modo tuo. I ragazzi si sentono soli davanti agli adulti e quindi hanno un’unica speranza, sentirsi meno soli in internet. Ma per noi, la colpa è di internet che li fa sentire soli".

Educare all’inclusione, alla non violenza di genere, sembra essere imprescindibile…

"La violenza di genere e tutte le violenze, oggi hanno a che fare con aspetti identitari. Si possono fare degli interventi preventivi, ragionando su cosa significa la costruzione dell’identità e del rapporto di coppia, ma bisogna fare i conti con una società dove per i giovani il sesso conta sempre meno e si fa sempre meno. Nessuno - famiglia, scuola, politici - si interessa di una società davvero identificata con i ragazzi".

A cura di Marina Santin