7 gen 2022

Rientro a scuola, i presidi del Napoletano: "Chiediamo settimane di tregua"

Nel Napoletano si va verso lo slittamento della riapertura delle scuole, il primo ad avere firmato l'ordinanza è il sindaco di Ottaviano: inizio slittato al 17 gennaio

Una bidella controlla l'ingresso degli alunni della scuola elementare 'Vanvitelli' a Napoli rientrati in aula dopo settimane di Didattica a distanza per il Covid-19, 7 aprile 2021.
 ANSA/CIRO FUSCO
Una bidella controlla l'ingresso degli alunni di una scuola elementare (Ansa)

Napoli, 7 gennaio 2022 – Slitta la ripartenza delle scuole nel Napoletano, rientro in classe il 17 gennaio, dopo aver effettuato lo screening con esito negativo. Il primo sindaco ad avere firmato l’ordinanza che proroga l’inizio della scuola di una settimana è Luca Capasso, il primo cittadino di Ottaviano che è passato all’azione senza attendere le ultime decisioni assunte dal Governo.

In Campania, la pressione è forte. Dopo la richiesta di una tregua fino a febbraio del governatore Vincenzo De Luca, anche i presidi campani chiedono tempo. "La situazione è molto grave. Qui a Napoli già due ospedali sono stati riconvertiti in reparti Covid. Chiediamo due settimane di tregua, solo per capire insieme alle Asl come gestire il rientro”, è l’appello lanciato da Annunziata di Rosa, dirigente dell'Istituto Comprensivo “Don Milani Dorso” di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Nel Lazio, invece, Zingaretti tiene duro: si parte il 10 gennaio.

Approfondisci:

Covid Italia: brusco aumento Rt. Incidenza raddoppia. Chi passa in zona gialla o arancione

Chiediamo solo due settimane di tregua continua la preside – che sarebbero terapeutiche per evitare che la situazione possa peggiorare ulteriormente e avere il picco a metà gennaio. Sono una paladina della didattica in presenza, ma abbiamo bisogno del tempo per rientrare in maniera sicura e regolare. Speriamo che in queste ore si riesca a comprendere la richiesta di noi dirigenti".

Ottaviano: cosa prevede l’ordinanza

Prima della mattina del 10 gennaio – continua la preside – non possiamo sapere con certezza chi, tra studenti e docenti, è positivo o in quarantena. Come facciamo ad organizzare le lezioni e attuare il nuovo protocollo?". Per la dirigente, quindi, bisogna "guardare la situazione reale e riprendere dopo aver dato alle scuole i tempi tecnici per organizzarsi, per poter gestire una situazione di cui abbiamo un quadro solo parziale".

Nel corso di una videoconferenza che si è svolta stamattina con il presidente di Anci Campania, Carlo Marino, anche il sindaco di Ottaviano, al pari di molti suoi colleghi, ha rimarcato le “difficoltà delle amministrazioni locali nel gestire il ritorno in aula”, fissato per lunedì prossimo. L’ordinanza è valida per le scuole scuole pubbliche e paritarie, quelle private, invece, rientreranno lunedì 10 gennaio, così come deciso da Roma, prevedendo comunque uno screening epidemiologico sulla platea scolastica.

Il provvedimento prevede inoltre che siano consegnati agli istituti scolastici i presìdi medici necessari e che il personale paramedico a disposizione del Comune collabori alle operazioni di screening.

I presidi: “Chiediamo due settimane di stop”

Continua ad aumentare il numero di presidi che si associa all'appello inviato ieri da alcuni dirigenti scolastici al presidente del consiglio Mario Draghi e al ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi. Tra i firmatari, circa 2mila, c'è anche la preside Annunziata di Rosa dell’istituto comprensivo di San Giorgio a Cremano. Anche lei, come tutti i dirigenti, non è tra i sostenitori della Dad, ma in questo momento, per Annunziata Di Rosa "continuare a insistere per la didattica in presenza è solo una cieca ostinazione mediatica".

Approfondisci:

Scuola e Covid, l'appello a Draghi di 1.500 presidi: "Studenti in Dad per due settimane"

Due settimane di stop, invece, sarebbero sufficienti per capire i numeri del contagio, chiamare eventuali supplenti e organizzarsi con il nuovo protocollo Covid. "Anche mentre parlo con lei ha detto di Rosa durante l’intervista un'assistente amministrativa mi sta comunicando altri casi positivi di alunni o docenti. Che senso ha riaprire le scuole se in molti istituti, tra quarantene e positivi, non ci sono docenti, dirigenti, Dsga e collaboratori scolastici? Come
facciamo?", si chiede la preside.

Nell'istituto gestito da Annunziata Di Rosa, gli alunni sono circa 1.400 tra infanzia, primaria e scuola media. E la difficoltà nella gestione dei casi si intreccia anche con l'applicazione del nuovo piano per la scuola approvato la sera del 5 gennaio dal Consiglio dei ministri, che prevede regole diverse a seconda della fascia d'età e della vaccinazione degli studenti. "Noi applicheremo come sempre le norme approvate, ma in questo momento riaprire è complicato anche perché non sappiamo chi si è vaccinato e chi non lo è ancora spiega la dirigente la situazione va razionalizzata”.


 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?