Vincenzo De Luca, governatore della Campania
Vincenzo De Luca, governatore della Campania

Roma, 3 gennaio 2022 - Contagi in salita (qui il bollettino di oggi) e ritorno a scuola dopo le vacanze: il governo frena sull'ipotesi di un rinvio. Fonti dell'esecutivo assicurano che l'orientamento è quello di mantenere la data attuale (7-10 gennaio) per il ritorno degli studenti sui banchi. Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della conferenza di fine anno aveva garantito che non ci sarebbero stati posticipi. 

La richiesta esplicita di uno slittamento era arrivata oggi dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: “Nel quadro attuale di diffusione del contagio fra i giovanissimi, mi parrebbe una misura equilibrata e di grande utilità - ha detto il governatore -. Prendere 20/30 giorni di respiro consentirebbe di raffreddare il picco di contagio, che avrà a gennaio probabilmente un’altra spinta, e di sviluppare, in questi giorni, la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca”. De Luca propone il rinvio anche per evitare altre decisioni, “in relazione alla riapertura delle scuole, sento circolare l’ipotesi di tenere a casa i bambini non vaccinati - osserva in una nota -. Mi sembrerebbe una misura tanto odiosa e discriminatoria, quanto ingestibile".

Le parole di De Luca trovano il sostegno di Eugenio Giani, presidente della Toscana. Sulle scuole "la competenza è nazionale e non regionale", premette Giani, ma "credo che ci sia ragionevolezza nelle parole di chi sostiene la necessità di uno slittamento" della riapertura. Il governatore toscano comunque non si sbilancia: "Preferisco non pronunciarmi prima di un confronto con gli altri governatori". 

Per Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), che si dice contrario all'idea di De Luca, il governo "più che prendere la proposta delle Regioni bisogna che avanzi una proposta". 

Rientro a scuola, l'ipotesi: "In Dad gli studenti non vaccinati". Date per regione

Zaia: "Intervenire"

Il rientro a scuola dopo le vacanze è un tema forte di questi giorni. Si ipotizza la Dad per i bambini non vaccinati. “Io penso che mandare in Dad i bambini non vaccinati, quando non c’è l’obbligo, sia discriminatorio”, è anche il pensiero di Luca Zaia, presidente del Veneto.  “L’emergenza c’è, la necessità di far qualcosa sulla scuola c’è e ci stiamo lavorando, ma non posso anticipare nulla. Spesso questi sono bimbi di genitori vaccinati, eviterei di aprire un altro fronte di scontro sociale, ma comunque dovremmo intervenire e faremo alcune proposte innovative. La proposta interverrà sulle quarantene e le regole rispetto alla situazione vaccinale. Avremmo potuto fare come la Gran Bretagna, se avessimo portato avanti il tampone fai da te e così chiedere il test prima del ritorno in classe”.

Gli scienziati

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenuto alla trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, avvisa: “La scuola rappresenta un bacino di contagi. È chiaro che non avendo lavorato sugli aspetti strutturali, possiamo modificare quanto vogliamo le modalità di screening e quarantena, ma con questa circolazione virale così alta bisogna fare delle valutazioni. Se decidiamo di tenere aperte le scuole, bisognerà chiudere qualcos’altro perché non abbiamo tanti margini per far circolare il virus”. 

I presidi 

Ma come reagisce il mondo della scuola? “Certo, mentre i contagi aumentano si corre alla ricerca di provvedimenti che possano contribuire a tenerli bassi, tra questi c’è anche la scuola - sa bene Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l'associazione nazionale presidi –. Però dobbiamo capire bene quali obiettivi ci si pone. Sicuramente la Dad spaventa più le famiglie degli insegnanti, per difficoltà di gestione dei bambini più piccoli e anche per chi non ha connessione di buona qualità, anche se le scuole hanno fatto molto per rimediare. In ogni caso, al momento non ho informazioni ufficiali". Anche i presidi considerano "discriminatorio fare una distinzione tra studenti vaccinati e non vaccinati".