Domenica 14 Aprile 2024

Torna Bugo a tutto rock: "Il mio album motivazionale"

Esce “Per fortuna che ci sono io“. "Reagisco alla lite con Morgan e alla pandemia"

Torna Bugo a tutto rock: "Il mio album motivazionale"

Christian Bugati, alias Bugo, 50 anni

Bugo crede nel rock’n’roll. E nel nuovo album Per fortuna che ci sono io, in uscita venerdì, ne mette tanto. Ma ci crede pure suo figlio Tito, sette anni, che nello strumentale a lui dedicato ripete questa fede nella musica con la spina attaccata scatenando l’orgoglio di papà. "L’ho cresciuto bene" scherza il rocker di Rho trapiantato a Bruxelles, dieci album all’attivo. "Pure al fratello Zeno, che ha solo un anno, faccio ascoltare tanto Il torero Camomillo che Yellow Submarine. Figli e moglie sono il mio porto sicuro" assicura il rocker, all’anagrafe Christian Bugatti, sposato dal 2011 con Elisabetta, una diplomatica in carriera.

Bugo, perché “Per fortuna che ci sono io”?

"Perché è una frase che può dire chiunque. Un invito a trovare la forza dentro di noi nei momenti di difficoltà. Penso di aver fatto un disco motivazionale ed empatico con tutti".

Ha definito quest’album "un lavoro fatto per trovare me stesso e un modo per reagire". A che cosa?

"Innanzitutto, alla pandemia e a quei tre anni di distanza tra noi. E poi da venticinque anni a questa parte ho sempre fatto musica per reagire a qualcosa, alla vita e alle cose che accadono".

Al di là del processo in corso, quel ricordo lì (la lite con Morgan a Sanremo, tanto per capirci) la turba ancora?

"L’impatto che ha avuto si di me è stato tremendo, poi è arrivata la pandemia ad appesantire tutto. È una questione che mi sono lasciato alle spalle, ma da certe sue ricadute psicologiche devo ancora uscire".

Stufo della tv?

"Tutt’altro. Arrivasse la proposta di qualche programma legato alla musica, la valuterei con attenzione. Compreso il ruolo di giudice a X Factor".

Mica siamo ad Hollywood inizia con un “Silvia lo sai…” che sembra una citazione di Luca Carboni.

"Un caso. Comunque, a me Carboni piace, come piace Vasco Rossi che ha usato quel nome in un’altra famosa canzone. In un primo momento avevo pensato di cambiarlo, poi, invece, ho preferito unirmi al gruppo”.

Prima l’India, ora il Belgio. Dove le piacerebbe essere portato dal lavoro di sua moglie?

"Il primo paese che mi viene in mente è il Giappone".

Per un musicista trovarsi a contatto con genti e culture diverse non è di stimolo?

"Non sono Jovanotti. Anche se a me i suoi dischi piacciono molto, non sono il tipo di artista incline a mischiare la sua musica con quella del luogo in cui si trova. Quando stavo a Nuova Delhi, ad esempio, non è che ho fatto un disco coi sitar alla Beatles (e parlo di uno dei miei gruppi preferiti). Viaggiare mi rende curioso, attivo, ma quando imbraccio la chitarra le canzoni vengono fuori allo stesso modo a Roma come a Bangkok".

Andrea Spinelli

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