Lunedì 22 Luglio 2024
SIMONA BALDELLI
Libri

Un romanzo iniziatico pieno di coraggio

“I libri degli altri” di Simona Baldelli: elogio a Giulio Mozzi per la sua capacità di scoprire storie uniche e significative, come il romanzo "Lo splendore" di Pier Paolo Di Mino. Il libro narra la vita di Hans Doré e la sincronicità dei destini che lo circondano, sottolineando l'importanza dell'apporto di tutti per la salvezza dell'umanità

Un romanzo iniziatico pieno di coraggio

Un romanzo iniziatico pieno di coraggio

Bologna, 7 luglio 2024 – Carissimo Giulio Mozzi,

mentre leggevo “Lo splendore” di Pier Paolo Di Mino, appena pubblicato da Laurana nella collana “Fremen“, che dirigi, ho subito pensato che avrei voluto scrivere a te, ancor prima che all’autore e dirti la mia gratitudine, e immagino di molti lettori, per l’attività di rabdomante di storie e scritture cui ti dedichi da tanto tempo. Ciclicamente qualcuno piange la morte del romanzo, la stanchezza di questo modo di raccontare che dovrebbe lasciare il passo ad altri linguaggi. Poi arriva un libro scovato da te, e non possiamo far altro che zittire le prefiche.

Venendo a questi ultimi anni e alla collana “Fremen“ – esplosa con il caso editoriale "Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi, bestseller nato dal basso e arrivato a critica e riconoscimenti sulla spinta dei lettori entusiasti, e poi con il bellissimo “La casa delle orfane bianche” di Fiammetta Palpati, recente vincitore del Premio Campiello opera prima –, penso ai tuoi libri come a un’occasione cui si stringe attorno una comunità: un congresso fondante, la posa della prima pietra. Non so chi altri avrebbe pubblicato Lo splendore 1. L’infanzia di Hans, se non tu. Il libro, di quasi 700 pagine, si dice sia solo il primo di sette volumi. E si dice ancora che l’autore lo stesse scrivendo da molti anni. Qualche iniziato ne conosceva dei passaggi, ne parlava come di un evento misterico, una rivelazione. Io ascoltavo questi sussurri e pensavo alla stesura dell’Orcynus Orca di D’Arrigo, che richiese vent’anni (e molto lavoro degli editor e molti anticipi dell’editore) prima di diventare un libro.

"Lo splendore” racconta i primi anni di vita di Hans Doré, nato in un sobborgo di Berlino nel 1911 e destinato a diventare “il vero re”, colui che salverà il mondo dai meccanismi e dalle miserie della necessità, e le vicende di personaggi solo apparentemente di contorno. È la sincronicità, che conduce Hermine, Clea, Joseph e Gustav nel punto esatto dove incrociano vita e destini, senza i quali non vi sarebbero né Hans, né possibilità di redenzione.

Accade anche nella vita, e non ci pensiamo mai, Giulio; ma questo libro ce lo ricorda e anche per questo ti ringrazio. L’incastro di episodi insignificanti all’apparenza è ciò che conduce tutti noi esattamente a quello che siamo. E questo vale anche per la salvezza dell’umanità di cui Hans si fa carico. Molto semplicemente, o ci si salva con l’apporto di tutti, o non si salva nessuno.

Il linguaggio è ipnotico, come è giusto che sia in un romanzo iniziatico, con quell’andare e venire del flusso dei pensieri. Si allontanano, tornano, diventano ossessione. Una “magnifica ossessione”. Non resta che aspettare i prossimi volumi come si attende un’Epifania laica, e lasciarci condurre verso lo splendore. Che bel lavoro fai, Giulio Mozzi, e come lo fai bene.