Mercoledì 24 Aprile 2024

Oltre la politica: "Cittadinanza scientifica: è un nostro diritto"

La biologa Barbara Gallavotti: "In Italia va rivendicata un’ informazione corretta . Perché siamo tutti sempre più chiamati a decidere su clima, medicina, tecnologia" .

Barbara Gallavotti

Barbara Gallavotti

"Le epidemie, i disastri ambientali, l’intelligenza artificiale ci dimostrano come siamo costantemente chiamati a prendere decisioni che riguardano scienza e tecnologia; dobbiamo avere le corrette informazioni su questi settori. È ciò che gli anglosassoni chiamano cittadinanza scientifica". Così la biologa e divulgatrice Barbara Gallavotti solleva un tema cruciale alla vigilia delle ormai prossime elezioni europee.

Che cosa significa esattamente cittadinanza scientifica e che percezione c’è, su questo, nel nostro Paese?

"Ci manca ancora la consapevolezza collettiva che la cittadinanza scientifica è un diritto, da rivendicare al pari degli altri diritti generalmente riconosciuti. Per poterlo esercitare, bisogna avere delle competenze di base. Ci vuole, quindi, un ecosistema culturale sano. I grandi alberi sono le istituzioni scolastiche, gli alberi da frutto sono la ricerca, e poi ci sono tante nicchie, come libri, televisione, radio, giornali, musei, eventi pubblici. Questo insieme ci consente di avere le informazioni di cui abbiamo bisogno".

La cittadinanza scientifica quindi è uno strumento di democrazia…

"Credo che oggi non si possa avere una reale democrazia se non abbiamo anche la cittadinanza scientifica. Più che uno strumento è una “condicio sine qua non“ per poter svolgere il nostro ruolo di cittadini".

A tal proposito, a giugno ci saranno le Europee. Quanta attenzione crede che avranno le tematiche scientifiche e quanto saranno determinanti in queste elezioni?

"Temo non tanto, tranne forse le tematiche ambientali che spero abbiano un peso. Anche qui, avere cittadinanza scientifica significa capire i pro e i contro di tutte le possibili soluzioni. Banalmente: il solare è uno strumento meraviglioso, ma come riciclo i pannelli? Il nucleare è molto sicuro ma come faccio se non voglio abitare sotto una centrale? L’eolico funziona, però incide molto sul paesaggio. Il punto è non farci illudere che ci sia una soluzione senza “costi” da pagare, ma chiedere ai rappresentanti politici che verranno eletti di affrontare le sfide. Perché il nostro futuro sarà determinato in buona parte dalle decisioni che prendiamo oggi".

In ambito politico, specialmente in clima elettorale, però le tematiche scientifiche entrano spesso in collisione con gli interessi economici...

"Sì, anzi ni! Non c’è più dubbio che rinunciare a contrastare il cambiamento climatico porti alla rovina economica. Guardiamo le conseguenze di episodi meteorologici estremi. Stiamo assistendo a casi di agenti infettivi portati da zanzare che un tempo erano solo negli ambienti tropicali. Quindi ricadute sulla salute e costi sanitari. Ancora, lo scorso anno noi siamo stati uno dei Paesi con il maggior numero di morti per caldo in rapporto alla popolazione. O pensiamo al costo aggiuntivo degli alimenti, se non riusciremo più a coltivarli. Il problema enorme sta nella transizione. Come facciamo a cambiare il nostro sistema economico e produttivo, connesso inestricabilmente alle emissioni, proteggendo la società e i più deboli? Su questo dobbiamo confrontarci".

Quali sono, secondo lei, in prospettiva, gli altri grandi temi a cui dovremo interessarci?

"Ad esempio, le nuove epidemie. Un’altra cosa di cui probabilmente sentiremo parlare spesso sono le nuove terapie con editing genetico; è stato appena trovato il modo di utilizzarle contro alcune forme di anemie dovute a difetti genetici. Le biotecnologie faranno grandi passi avanti, e dovremo decidere come includerle nei nostri sistemi sanitari. Altra questione è il fatto che lo Spazio, storicamente considerato terreno comune, sta diventando sempre più privatizzato; potrebbe, cioè, essere sfruttato da privati, anche per ricavare materie prime. Ma risorse come quelle sulla Luna sono talmente importanti che dovremmo decidere tutti insieme, democraticamente, come vogliamo che siano utilizzate. Finora non si è innescato un vero dibattito pubblico su questo e lo trovo grave".

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