Giovedì 30 Maggio 2024
LORENZO GUADAGNUCCI
Libri

L’Occidente va alla deriva. Il sogno Europa

Franco Cardini rivisita una nozione-mondo in declino. E guarda a una difficile rinascita del continente.

L’Occidente va alla deriva. Il sogno Europa

L’Occidente va alla deriva. Il sogno Europa

Franco Cardini, fra i nostri maggiori storici, è quello che con più costanza, coerenza e competenza ha guardato verso Oriente, che sia Vicino, Medio o Estremo, procedendo dal Mediterraneo verso le pianure mongole e cinesi. Ha messo a fuoco infinite volte, nei suoi libri e nei suoi interventi d’occasione, lo spessore culturale, etico, religiose delle culture “altre da noi” e ha sempre richiamato alla necessità di considerare i popoli orientali con rispetto e scansando quegli stereotipi – quegli esotismi e orientalismi – così tipici della cultura occidentale. Cardini è dunque più che titolato a ragionare attorno a un fenomeno che sta prendendo il largo nella nostra parte di mondo, quella postura un po’ superba un po’ autoreferenziale – quella chiusura in sé, nel culto di sé – che l’autore sintetizza nel concetto che dà titolo al libro, La deriva dell’Occidente (Laterza).

Al cuore c’è una contraddizione storica della nostra cultura, l’unica, dice Cardini, ad autodefinirsi circoscrivendo le proprie radici territoriali (l’occidente, appunto), coltivando al tempo stesso una proiezione universale, come universali si vogliono i valori che professa. Eppure, a osservare il mondo con lo sguardo dello storico, si vede che "è stato solo quest’Occidente umanitario e tollerante a soggiogare il resto del mondo con la propria Volontà di Potenza".

Europa, Occidente, Modernità sono le tre inestricabili nozioni sulle quali si è costruita la nostra civiltà, ma Cardini ha buon gioco a mostrare quanto siano complesse, intrecciate, ramificate le radici di ciò che siamo diventati. Prendiamo la via dell’Asia, il canale di scambio e commercio aperto, secondo la nostra vulgata, dai mercanti genovesi e veneziani. E invece non è stato solo merito dell’intraprendenza di questi mercanti se Occidente e Oriente sono entrati in contatto; non meno importante, dice Cardini, è stata la partecipazione di governanti e commercianti mongoli, a loro volta protesi verso la scoperta e l’incontro. E ancora, altro esempio, guai a seguire la retorica di sovranisti e neonazionalisti: la "casa comune europea", secondo Cardini, include la Russia, che detiene "un titolo geostorico" ben più forte della Turchia, la cui scelta europea "non risale a prima del XIX secolo".

Le tensioni geopolitiche e le guerre del presente, col declino del dominio statunitense e la ridefinizione degli equilibri nell’economia globalizzata, stanno producendo pericolose accelerazioni. Il pensiero “occidentalista” sta correndo il rischio di radicalizzarsi, di prendere le fattezze di un nuovo paradossale fondamentalismo, nel disprezzo e nell’antagonismo rispetto a tutto ciò che si muove a oriente. Forse è per ciò, per questo rischio incombente di cui non mancano avvisaglie, che Cardini sottolinea le gravi responsabilità storiche dell’Occidente e del suo modo di vivere e di imporre la Modernità. "La violenza, la frode, la corruzione – scrive – sono stati gli ingredienti strutturali del colonialismo; e il colonialismo una delle colonne portanti della vita, della potenza, della prosperità dell’Occidente". Gli stessi fenomeni migratori, che oggi sono all’origine di uno degli "orrori" dell’Occidente, il Mediterraneo divenuto un "immenso cimitero", sono connessi "allo sfruttamento sistematico e indiscriminato" delle risorse del suolo e del sottosuolo dell’Africa da parte di imprese europee e statunitensi, ma ormai anche cinesi e russe.

Il futuro? Cardini vede grigio, se non nero, perché non sarà facile sfuggire alla deriva in corso e trovare nuovi equilibri, abbandonando la dicotomia fra Occidente e “resto del mondo”, e tuttavia lo storico confida ancora nella vecchia Europa, oggi in paurosa crisi d’identità, ma sempre capace di suscitare grandi ideali e altrettanto grandi sogni. "Un’Europa – scrive Cardini nelle righe finali – che, come la Luce di Dio evocata nel Corano, “non è orientale, né occidentale”". "La mia, la nostra dolce, carissima Europa".