Giovedì 23 Maggio 2024
GIULIA PROSPERETTI
Magazine

L’Arte dell’ascolto. Il Padiglione Italia spinge la Biennale a “tendere l’orecchio“

Il progetto di Massimo Bartolini imperniato su installazioni sonore "L’unica figura sarà il pensatore buddista che invita a riflettere, non a fare" .

L’Arte dell’ascolto. Il Padiglione Italia spinge la Biennale a “tendere l’orecchio“

L’Arte dell’ascolto. Il Padiglione Italia spinge la Biennale a “tendere l’orecchio“

Due qui / To Hear. Con una traduzione solo apparentemente scorretta, che gioca sull’assonanza tra “two here“ (due qui) e “to hear“ (sentire/udire), già dal titolo il progetto espositivo per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia (20 aprile – 24 novembre) è un invito all’ascolto, a “tendere l’orecchio“ verso l’altro. Promosso dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura, il progetto a cura di Luca Cerizza, è stato svelato ieri al Collegio romano. Una presentazione senza troppi “spoiler“ ma con un focus chiaro: celebrare la natura relazionale del suono, la supremazia dell’ascolto sul visivo con "poche immagini e molte vibrazioni", ambienti nudi e "nessun tentativo di musealizzare lo spazio", interpretando il paradigma acustico come esperienza fisica ma anche come metafora e invito all’attenzione, all’apertura verso l’altro.

Dialogando con il tema della 60ª Esposizione internazionale d’arte Stranieri Ovunque / Foreigners Everywhere, a cura di Adriano Pedrosa, Due qui / To Hear lancia un messaggio forte: il non essere straniero deve iniziare con il non essere stranieri a sé stessi. Da qui l’idea dell’ascolto anche come strumento di conoscenza di sé stessi. Un rimando – sottolinea Roberto Cicutto, presidente della Biennale di Venezia – al Prometeo, tragedia dell’ascolto di Luigi Nono messa in scena a gennaio nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia".

Il nucleo centrale è rappresentato da una grande installazione sonora abitabile che, dopo oltre dieci anni, segna il ritorno alla Biennale dell’artista Massimo Bartolini. Un progetto che ruota intorno a un solo artista ma in un’ottica collaborativa di “jam session“. L’opera è, infatti, anche un percorso di esplorazione in cui lo spettatore si muove alla ricerca di un centro, un luogo di incontro, un punto di equilibrio. Questo punto è anche quello in cui meglio si può percepire la musica scritta appositamente da due giovani musiciste tra le più riconosciute in ambito elettronico e sperimentale: Caterina Barbieri (34 anni) e Kali Malone (30 anni). "Ci si incontra per ascoltarsi e per ascoltare l’altro: un essere umano, una forma naturale, una macchina. Se poi consideriamo che, per Bartolini, l’arte è un percorso di conoscenza, “prestare ascolto“ diventa uno strumento per aspirare a essere forse migliori" spiega Cerizza.

In un percorso potenzialmente circolare, tra le Tese delle Vergini e il Giardino, in cui ogni visitatore può creare il proprio itinerario, le due estremità del Padiglione sono occupate da due installazioni sonore, intorno a due figure altamente simboliche che incarnano le forme di relazione più profonde con il mondo: l’albero connesso attraverso le radici; e il Pensive Bodhisattva, l’unica figura presente nella mostra, seduto a pensare. Due figure e opere che rimandano a un tempo sospeso, a una immobilità che è solo apparente e che è, in verità, una forma di relazione più profonda. Nel primo caso il componimento dell’inglese Gavin Bryars e di suo figlio Yuri Bryars – mettendo in musica una poesia dell’argentino Roberto Juarroz, A veces ya no puedo moverme – allude a un essere umano che si percepisce come un albero. Nel secondo la figura tipica dell’arte buddista rappresenta un uomo il quale, avendo raggiunto l’illuminazione, vi rinuncia volontariamente per indicare la via agli altri. "Il Bodhisattva – spiega Bartolini – è un individuo che non agisce, ma riflette. Il suo invito a non fare niente mette in discussione il concetto di storia dalle fondamenta. L’installazione, invece, non produce architettura, ma suono: è una struttura che non occupa spazio, ma lascia passare tutti e passa attraverso tutti, generando comunità temporanee unite proprio dall’ascolto di una stessa fonte".

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