Martedì 16 Aprile 2024

Lacoste vincente. Poesia Issey Miyake. Marine Serre urban

di Eva Desiderio Immenso Roland Garros. Nel tempio del tennis non gioca Jannik Sinner, ma debutta la prima collezione Lacoste col...

di Eva Desiderio

Immenso Roland Garros. Nel tempio del tennis non gioca Jannik Sinner, ma debutta la prima collezione Lacoste col segno aggraziato e positivo di Pelagia Kolotouros, la direttrice creativa arrivata nella maison del Coccodrillo nel novembre scorso. "Vogliamo diventare il marchio più stimolante nel campo della moda sportiva – dice Catherine Spindler, vice Ceo di Lacoste – e spingere oltre la creatività e desiderabilità del marchio". In passerella sulla terra battuta molto bianco per trench assai dediderabili o le microgonne a piege portate sui pantaloni relax, molto verde acceso che è un colore novità per il prossimo inverno e una interessante collezione anche da uomo.

Pelagia, che è greca, ha lavorato da Calvin Klein, The North Face, Adidas anche accanto a Pharrel Williams e dunque ha tutte le carte in regola per rilanciare Lacoste che martedì è tornato a sfilare. L’ottimismo lanciato nel 1933 con la prima polo col Coccodrillo di Renè Lacoste torna alla grande ed è presente in 98 paesi al mondo con 1100 negozi. In Italia, secondo mercato, Lacoste è distribuito da Manifattura Mario Colombo di Monza.

Bellissima anche la sfilata di Issey Miyake al Musée de l’Histoire de l’Immigration del Palais de la Porte Doré. Luogo magico per un defilè sognante come questo disegnato da Satoshi Kondo con una poetica infinita. Kondo esplora le origini del vestire il corpo umano con a piece of cloth e gli abiti in maglia sono come un gesto sospeso nel tempo. Si scoprono drappeggi, stratificazioni, pieghe e torsioni, forme asimmetriche, in una palette di colori accesi.

Ha scelto uno spazio urbano molto popolare Marine Serre, 33enne stilista vincitrice del Premio LVMH 2017 per i giovani stilisti. "Sono una donna che disegna per le donne – dice Marine – e ho fatto sfilare persone normali perché in questo momento difficile è importante cercare di vedere la bellezza nel quotidiano". Fa eccezione il ritorno in passerella solo per lei di Kate Moss. La sua moda è un vero pret-à-porter facile e accessibile con molto bianco e nero e la stampa della sua falce di luna sulla tuta indossata da mamma e neonato in passerella. Il 50% dei vestiti di Marine Serre è riciclato.

Arriva invece al 90% la sostenibilità nella ricerca di Stella McCartney che al defilè ha baciato papà Paul e lo ’zio’ Ringo Starr con l’inossidabile moglie Barbara Bach. Con vertici del Gruppo LVMH a sostenerla: Bernard Arnault è nell’azionariato del brand di cui però Stella ha la maggioranza. Lunghezze ai piedi per cappotti dalle spalle forti e pellicce ecologiche, mantelli di maglia a grosse catenelle, bluson over e spigati per i tailleur al maschile.

Da Zimmermann appare Bianca Balti con un miniabito ricamatissimo. E i ricami sono il pezzo forte e prezioso di Elie Saab, come il romanticismo contemporaneo splende da Giambattista Valli. Andreas Konthaler per Vivienne Westwood ripensa all’età vittoriana col suo nero profondo, fa sfilare Sam Smith come un pastore erreante, mette il sospensorio di pelle sulle braghe dei modelli e avvolge il seno nei corsetti. Kitose Abe che firma il brand giapponese Sacai è sempre più brava a lavorare sulle forme, con giacche immense con maniche enormi e stivali altissimi. Una sinfonia di moda moderna e ammaliante questa di Sacai che ogni volta conquista stampa e buyer internazionali.

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