La mia strada tra tanti miti

E’ tempo di anniversari per Christian De Sica. Oggi compie 73 anni, pochi giorni fa è caduto il quarantennale di...

La mia strada tra  tanti miti

La mia strada tra tanti miti

E’ tempo di anniversari per Christian De Sica. Oggi compie 73 anni, pochi giorni fa è caduto il quarantennale di ’Vacanze di Natale’ che fino al 17 si può riguardare dal divano su Paramount+. Ma c’è anche un presente fatto di film, un libro, progetti e programmi per un futuro "popolato di cani e bambini a cominciare dalla nipotina Bianca, dieci mesi, figlia di Maria Rosa". Ma anche di set: 5 nel 2023. "Faccio più film più adesso di quando avevo 40 anni". Dopo ’Limoni d’inverno’, sua prima prova drammatica ("distribuita in 18 copie, non è una produzione da incasso"), il 10 marzo esce il sequel di ’Ferie d’agosto’ di Paolo Virzi. Protagoniste di ’Un altro Ferragosto’ sono sempre le famiglie Molino e Mazzalupi e Christian si ritrova sul set con Sabrina Ferilli. Stesso cast di ’Natale a tutti i costi’ ("E’ stato il terzo film più visto al mondo") anche per ’Ricchi a tutti i costi’ di Giovanni Bognetti che lo riporterà su Netflix con Angela Finocchiaro, Claudio Colica e Dharma Mangia Woods.

’Vacanze di Natale’ invece nacque accompagnato dai dubbi del produttore De Laurentiis che prevedeva un flop...

"Invece io intuii che sarebbe stato un successo. Come successe l’anno prima con ’Sapore di mare’. Mi avevano offerto 14 milioni per girare ’Il conte Tacchia’ di Sergio Corbucci, ma io preferii le trecentomila lire di ’Sapore di mare’".

Resta un ritratto impareggiabile dell’Italia anni Ottanta?

"Beppe Cottafavi che mi fece da editor per ’Figlio di papà’ mi diceva che per capire il nostro Paese bisogna guardare i cinepanettoni che hanno raccontato la borghesia di allora meglio di tanti film d’autore che sono spariti dall’immaginario e dalla memoria. Era una drammaturgia leggera, il copione prevedeva battute volgari, ma le sanno perfino i 16-18 enni di oggi. Incredibile".

Il buon Pietro di ’Limoni d’inverno’ è tutt’altra pasta d’uomo. Come si passa dalla farsa al dramma?

"E’ più facile per un comico sostenere un ruolo drammatico che il contrario. Basta citare i camaleontici Leo Gullotta o Lino Banfi. Io avevo già girato con Pupi Avati ’Il figlio più piccolo’ ma ero un padre mascalzone, quindi una carogna. Invece l’ex prof di liceo è il mio primo personaggio positivo, buono, umile, perbene. Magari ne ne offrissero di più di ruoli del genere, per i quali non è richiesta una recitazione per stereotipi. Ho cercato di essere me stesso ricordando un consiglio di papà che mi diceva: “Guarda negli occhi l’attrice che hai davanti e le battute ti verranno facili e naturali“".

Come si è reso credibile agli occhi dei registi che vedevano in lei solo il figlio di...?

"L’unico aiuto mi è venuto da Carlo Vanzina. Per gli altri ero solo il figlio di Vittorio e non facevo che salire e scendere le scale dei produttori che mi vedevano come un rompiscatole. Per fortuna che il pubblico è sempre stato dalla mia parte".

Quest’anno il suo film di Natale è la serie comedy di Prime Video ’Gigolò per caso’. Cosa c’è di lei in Giacomo Bremer?

"Ogni attore porta qualcosa di sè dentro il personaggio a maggior ragione se è un comico. In ’Un americano a Roma’ Alberto Sordi non faceva l’americano ma era Sordi che faceva l’americano. L’attore cambia a seconda dei ruoli, il comico no, è una cosa a sè. E’ sempre se stesso".

Teme che l’intelligenza artificiale rovini il mestiere d’attore?

"Così come guidiamo auto ibride, vedremo anche film ibridi. L’importante è che i produttori non usino la nostra immagine come pare e piace a loro. Ma sarà un problema per i giovani non per me. Noi volevamo uscire dal coro, loro sono totalmente omologati, rischiano di più".

Quali sono stati gli incontri veramente indimenticabili tra i tanti avuti e riportati nel libro ’Due o tre cose che mi sono capitate’?

"Roberto Rossellini che a 18 anni mi chiamò per ’Vita di Blaise Pascal’ mentre ero fidanzato con la figlia Isabella e mi fece capire come funzionano le cose nel cinema. Uomo colto, affascinante, bugiardo. Poi Zavattini, lo sceneggiatore di papà oltre che mio padrino di battesimo. Mi portava a Luzzara, mi fece conoscere Ligabue, mi ha insegnato come si vive".

Il luogo del cuore?

"Roma anche se adesso sembra Baghdad. Ma io sto tranquillo al Quarto Miglio con otto cani, cinque dei quali dormono sul letto. Mia moglie ci vuole fare addirittura un rifugio per randagi".

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