Mercoledì 17 Luglio 2024
RICCARDO JANNELLO
Magazine

I ragazzi e le ragazze che amavano Françoise

La morte a 80 anni di Hardy, cantautrice e simbolo di un’epoca. Icona di stile, ammirata nel mondo della moda e del cinema

I ragazzi e le ragazze che amavano Françoise

I ragazzi e le ragazze che amavano Françoise

"Tutti i ragazzi e le ragazze della mia età sanno che cosa vuol dire essere felici, e mano nella mano se ne vanno innamorati senza paura del domani. Solo io cammino con l’anima in pena, vado da sola perché nessuno mi ama". Può sembrare un paradosso, lette queste parole, ma Tous les garçons et les filles è una delle più belle canzoni d’amore che siano ma state scritte e interpretate e anche se ha più di sessant’anni (è stata incisa nel 1962) rimane un inno che vale per ogni generazione. Ma per quella che è cresciuta con Françoise Madeleine Hardy – scomparsa a Parigi cinque mesi dopo avere compiuto 80 anni – rappresenta qualcosa in più: il sogno, la speranza, la passione sconfinata per una donna che ha rivoluzionato il canto, la moda, lo stile di un’epoca.

Un cerchio in fondo si chiude: lo scorso anno è morta Jane Birkin, la più francese delle artiste britanniche, e ora se n’è andata Françoise, la più anglosassone fra le icone francesi. Una icona, ecco che cosa era la Hardy, e infatti la moda aveva capito il suo carisma e Paco Rabanne, fra gli altri, le ha cucito addosso i suoi vestiti più immaginifici, e Mary Quant le sue minigonne mai volgari. Ma era la sua voce, melodica e raffinata, a darle qualcosa in più. E l’uscita di Tutti i ragazzi e le ragazze rimane uno dei momenti magici della storia della musica popolare contemporanea.

"Sapevo che questa canzone aveva qualcosa in più delle altre – disse Françoise nel 2021 quando capì che a causa del linfoma di cui soffriva non c’era scampo – Soprattutto perché era la mia esperienza, gli altri non avevano nulla a che fare con la mia esperienza. Siccome ho avuto una vita amorosa piuttosto dolorosa, riuscire a sublimare questo dolore mi ha salvata".

Il dolore era un rapporto complesso con Jacques Dutronc, il musicista che è stato suo marito e le ha dato il figlio Thomas, noto jazzista (i tre hanno registrato diversi album insieme). Un amore che anche dopo la separazione del 1988 è durato tutta la vita: "Ho scritto Tous les garçons quando non osavo fare il minimo primo passo verso di lui, né lui verso di me. E anche ora, dopo tutti questi anni, ci inviamo notizie ogni giorno: è molto importante per me e penso anche per lui. C’è tanto amore tra di noi, ma ovviamente non quello dei nostri venticinque anni. Jacques era l’uomo della mia vita, lo è ancora". E a stretto giro Dutronc espresse le stesse considerazioni. Con l’Italia aveva un rapporto speciale, non solo ha inciso in italiano i suoi brani e ha partecipato ad alcuni film, ma nel 1966 ha omaggiato la nostra musica registrando la versione francese de Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano. Riascoltare La maison où j’ai grandi (la casa dove sono cresciuta) fa ancora rimanere a bocca aperta e dà le vertigini.

Françoise Hardy non ha voluto restare ancorata per forza al mondo dello spettacolo, d’altronde una icona lo è per sempre, e la leggenda non tramonta. Come per Greta Garbo o Brigitte Bardot o Monica Vitti. Ma via via ha composto e registrato altri brani, moltissimi sono capolavori, si è data all’astrologia, ha scritto libri sulle sue esperienze (fra gli altri Le grand livre de la Vierge; L’amour fou, tradotto da Clichy nel 2013 in L’amore folle; Avis non autorisés; Un cadeau du ciel), ha raccontato se stessa a cuore aperto: "Penso di avere avuto il mio tempo. Abbiamo tutti una piccola vena in noi stessi e penso che la mia sia esaurita. Ho scritto tutto quello che potevo scrivere". E ancora: "Ciò che mi spaventa di più non è la morte in sé, è il fatto di morire". "Di dirti addio", cantava in Comment te dire adieu.

Tutto ciò che è stato per i francesi e non solo l’ha capito bene François Ozon, regista e amico, che ne ha utilizzato le canzoni nel capolavoro 8 donne e un mistero e l’ha presa come colonna sonora delle stagioni di un film bellissimo, Jeune et Jolie (giovane e bella). E quanto Françoise possa essere stata icona lo dimostra ne Le invasioni barbariche di Danys Arcand quando la sua apparizione in tv permette al professor Remy di abbandonare, come scrive Giorgio Simonelli, "l’eros doloroso dell’infanzia e cominciare una ‘nouvelle vague’ erotica, libera, sentimentale, gioiosa". Tutti i ragazzi e le ragazze...