Venerdì 19 Aprile 2024

Giovani che diventano jihadisti. Come nasce l’integralismo

"Cosa sognano i lupi" di Yasmina Khadra racconta la storia di Nafa Walid, un giovane aspirante attore che diventa un sanguinario combattente della jihad. Il romanzo esplora la radicalizzazione e le motivazioni che spingono un individuo verso la violenza. Un'opera intensa e veloce che mette in luce la deformazione del protagonista.

Cosa sognano i lupi? Se lo chiede il protagonista di questa storia, Nafa Walid, al termine della sua vicenda umana, quando la metamorfosi è già avvenuta. Da aspirante attore, giovane, aitante, disposto a tutto per il successo, fino a sanguinario combattente della jihad, barba lunga, guance scavate, il volto irriconoscibile. La gola ancora ingombra del sangue delle sue prede, spesso innocenti, uccise senza più un minimo sussulto di umanità o di rimorso.

Cosa sognano i lupi? è anche il titolo di questa storia di Yasmina Khadra, concepita sul finire del Novecento con il carattere e l’intraprendenza del classico letterario fin dal prologo. Uscito in Francia nel 1999, in Italia è alla sua terza pubblicazione e al suo terzo editore: Feltrinelli nel 2001, Mondadori nel 2008, quindi Sellerio pochi mesi fa nella collana ‘La memoria’. Venticinque anni di vita e di avventure per un romanzo intraprendente e disperato come il suo protagonista. Ci racconta, in sostanza, come nasce la radicalizzazione e quale groviglio di rancori e ambizioni represse può far da motore alla mente di un giovane senza speranze, per spingerlo dagli ideali di libertà agli abissi della violenza. Qui si parla di integralismo religioso, ma attenzione: il percorso del giovane Nafa potrebbe valere per chiunque – a Oriente come a Occidente – si trovi a superare il punto di non ritorno della prevaricazione fisica e del pensiero.

Questo è lo sfondo. Poi c’è la storia. Restituita al lettore da una scrittura intensa, da una trama veloce e da una costruzione dei personaggi che rispetta i canoni del romanzo di formazione pur capovolgendone gli esiti fino a renderli ‘deformazione’. Una parola finale sull’autrice, Yasmina Khadra, che in realtà è un uomo. Mohammed Moulessehoul, ex militare algerino, il cui pseudonimo si rifà ai due nomi della moglie, stratagemma adottato per scampare alle persecuzioni politico-religiose e poi mantenuto quasi come bandiera. A memoria del fatto che la libertà alla fine vince sempre e che i tanti Nafa Walid sono destinati a cadere sotto i colpi del loro stesso dolore.

Simone Arminio

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