Martedì 23 Luglio 2024
GIOVANNI BOGANI
Cinema e Serie Tv

L’ultimo sorriso di Berlinguer. "Un dramma collettivo"

Il documentario "Prima della fine" racconta gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, evidenziando il dolore e il trauma che la sua perdita ha provocato in Italia, attraverso testimonianze e immagini inedite.

L’ultimo sorriso di Berlinguer. "Un dramma collettivo"

L’ultimo sorriso di Berlinguer. "Un dramma collettivo"

Enrico Berlinguer. Sono passati quarant’anni da quando se ne è andato, stroncato da un’emorragia cerebrale mentre teneva un comizio, a Padova, il 7 giugno 1984. I giorni successivi furono quelli dell’agonia, con la speranza che si spegneva definitivamente l’11 giugno 1984.

Adesso, un film – un documentario – racconta quei giorni. È Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, da oggi nelle sale, diretto da Samuele Rossi, che attinge a materiali in larghissima parte inediti, scovati dopo un lavoro di ricerca durato tre anni. "Il mio non è un film sul suo percorso politico – dice Rossi – ma sul dolore di un paese intero. Sul trauma che quella perdita ha provocato".

Qual è stato il punto di partenza?

"Parte tutto da una storia umana e politica vissuta in famiglia. Berlinguer esisteva nei racconti di mio padre, di mio nonno: io sono nato nell’ottobre 1984, pochi mesi dopo la sua morte. Ma ho sentito il suo spirito nelle feste dell’Unità dei paesi di provincia, nei circoli dove si ritrovavano gli anziani. Ho sempre saputo, da quando ho scelto il cinema come mia strada, che prima o poi avrei fatto un film su Berlinguer. Perché attraverso di lui si coglieva la storia del nostro paese".

Come ha strutturato il film?

"Ho scelto di non intervenire con una narrazione, con una voce fuori campo. Ci sono soltanto le immagini dei telegiornali di quei giorni, le testimonianze delle persone. Lo spettatore può immergersi nella cronaca di quei giorni".

C’è quel sorriso, nell’ultimo comizio, che viene ripreso più volte. Sembra un momento centrale.

"Lo è. Ho costruito il mio film a partire da quel sorriso. Perché in quel momento c’è tutto: il suo sforzo per rimanere lì, mentre si sta sentendo male: la sua fatica nel finire il comizio, per senso del dovere, perché Berlinguer sapeva che la sua gente aveva bisogno anche di quelle parole. E c’è quel sorriso, con il quale si congeda dal suo popolo. Come se sapesse di dire addio alla gente".

Umanamente, che cosa la colpiva di Berlinguer?

"La sua integrità, il suo rigore, la sua sobrietà. Ma anche la sua capacità di essere leader: non seguendo gli umori della piazza, non seguendo i sondaggi, ma indicando lui una strada. Aveva una visione, e portava anche gli altri con sé".

Sandro Pertini, presidente della Repubblica, rimane a lungo a Padova e, quando Berlinguer muore, ne accompagna la salma a Roma, come fosse un figlio.

"Nelle immagini filmate in quei giorni ci sono tanti protagonisti della politica italiana: i compagni di partito, Ingrao, Pajetta, Nilde Iotti. Ma anche Giorgio Almirante, leader del Movimento sociale, che rende omaggio all’uomo onesto e perbene di cui era stato accanito avversario politico. Arrivano Gorbaciov, Arafat, i telegrammi di Umberto Eco e di Vasco Rossi. Possiamo dire che è stato uno dei grandi drammi collettivi del nostro paese".