Biagio Antonacci: "Il mio nuovo Inizio. Nel nome dei figli"

Tutto con la complicità di Michele Canova, Placido Salomone, Davide Simonetta, Zef.

Biagio Antonacci: "Il mio nuovo Inizio. Nel nome dei figli"

Biagio Antonacci: "Il mio nuovo Inizio. Nel nome dei figli"

Un concept album. Involontario. Biagio Antonacci dice di aver scoperto solo a lavoro ultimato che le canzoni del nuovo album L’inizio, sul mercato da domani, erano legate dal fil-rouge della consapevolezza acquisita con i suoi 60 anni, festeggiati a novembre. Tutto con la complicità di Michele Canova, Placido Salomone, Davide Simonetta, Zef.

Antonacci parliamo di inizi, dunque. Il più importante della sua vita qual è stato?

"Quello del sogno. Nel ’90. Il giorno in cui ho smesso di fare il geometra e lavorare in cantiere per dedicarmi completamente alla musica. Anche se la passione era iniziata all’età otto anni, quando mio padre, che faceva il parrucchiere, firmando cambiali mi comprò la prima batteria. Sinceramente, però, credo che L’inizio sia il titolo sbagliato per un disco del genere".

E perché mai?

"Perché le canzoni si basano su un concetto più orientale che occidentale; quello di una circolarità della vita che esclude la fine così come l’inizio. La canzone l’ha scritta Giorgio Poi ed è dedicata a mio figlio Carlo, l’ultimogenito nato a dicembre 2021. Il giorno dopo aver passeggiato per Bologna raccontandogli di questa mia paternità piuttosto ritardata rispetto alle due che l’avevano preceduta, Giorgio mi ha mandato un pensiero. Così l’ho invitato a trasformarlo in una canzone".

Chiude il disco con Evoco, un brano in cui la speranza ha gli occhi di ragazza. E lei in cosa spera?

"Nel riuscire a essere meno impotente. Nel fare qualcosa per questa umanità imbavagliata su una chaise longue come me nel video di un altro brano del disco, A cena con gli dei, con la mente che cerca giustizia, ma il corpo non riesce a muoversi. Sensazione molto condivisa, penso, di questi tempi".

E del successo crescente da autore pop di suo figlio Paolo cosa pensa?

"Paolo è il mio figliol prodigo. Abbiamo firmato assieme i primi tre singoli di questo album (a cominciare da Seria impreziosito da un videoclip con Federica Pellegrini - ndr) perché, da addetto ai lavori prima che da padre, lo reputo l’autore più forte che abbiamo in Italia al momento. Più dei tre pezzi che ha in gara a Sanremo, a colpirmi sono la sua concretezza e la sua umiltà, per me un insegnamento continuo. Io e lui mettiamo assieme passato, presente e futuro".

Un disco in coppia, no?

"No, spero solo che un giorno trovi il coraggio di scrivere e cantarsi la propria canzone. Al momento non ha questa ambizione e sono contento così. Penso però che il ruolo dell’autore in Italia andrebbe valorizzato di più. Sarebbe bello, ad esempio, vedere su un palco importante come quello di Sanremo il vincitore ricevere l’applauso dell’Ariston assieme agli autori della sua canzone. Potremmo suggerirlo ad Amadeus".

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