"BarLume è una metafora della nazione"

Stefano Fresi torna venerdì in tv con la saga ambientata nell’immaginaria Pineta. "Il segreto del successo ? Il giallo nella commedia"

"BarLume è una metafora della nazione"

"BarLume è una metafora della nazione"

"Pineta? Non è soltanto l’affresco della provincia italiana, è la metafora del Paese con vizi e virtù degli italiani". Parola di Stefano Fresi, 49 anni, uno dei protagonisti più amati di I delitti del BarLume (e prossimamente in una fiction Rai per il suo primo ruolo da protagonista), la serie Sky Original prodotta da Sky Studios e Palomar liberamente ispirata agli omonimi racconti di Marco Malvaldi, che torna con l’undicesima stagione su Sky Cinema e in streaming su Now da venerdì. Tre nuove storie: Il pozzo dei desideri, La girata e Sopra la panca dirette Roan Johnson – che è anche produttore creativo – e Milena Cocozza. Ma stesso posto, stesso mare. Ovvero Marciana Marina, all’Isola d’Elba, che si trasforma in questa immaginaria Pineta, una località balneare sulla costa toscana, tra Pisa e Livorno, dove tutto ruota intorno a un bar. Cast confermatissimo: Filippo Timi è Massimo Viviani, Lucia Mascino il commissario Fusco, Alessandro Benvenuti (Emo), Atos Davini (Pilade), Massimo Paganelli (Aldo) e il compianto Marcello Marziali (Gino) sono i “bimbi”. E ancora: Enrica Guidi (la Tizi), Corrado Guzzanti (Paolo Pasquali) e Stefano Fresi (Beppe Battaglia). E quattro guest star d’eccezione: Orietta Berti, Marco Messeri, Francesco Motta e Sandro Veronesi.

Stefano, una stagione tra battute di caccia, forte ironia e politici corrotti: un “BarLume” poco politicamente corretto?

"Il politically correct è un modo di agire che esiste nella vita ma sappiamo bene che ci sono anche persone non politically correct. Raccontiamo ciò che esiste intorno a noi. I politici corrotti? Sono più comici di noi attori: prima volevano dividere l’Italia in due tra nord e sud adesso sgomitano per fare il ponte sullo Stretto. Un’idea comica che non sarebbe venuta in mente neppure a Guzzanti-Pasquali".

Questo sindaco Pasquali si lascia prendere la mano…

"In questa stagione è un sindaco losco con scheletri nell’armadio, ma non troppo nascosti".

Degli altri protagonisti che ci racconta?

"Timi è un Viviani bucolico, molto. Il questore Tassone, alias Michele di Mauro? Secondo me entro un anno diventa premier o presidente della Repubblica: mi aspetto di tutto da lui ma il potere lo logora. La Tizi, invece, è sempre più stressata e Beppe da un lato l’aiuta e dall’altro la sfianca. Ma ha una grande capacità di gestione di tutto, così come il commissario Fusco. Come nella vita, le donne hanno più sale in zucca".

Una stagione impegnativa per Beppe?

"Da uomo un po’ menefreghista è diventato un padre ipocondriaco. Si ritrova senza casa e con un genero a cui manca più di una rotella: Messeri è sublime nel ruolo, duettare con lui è stato meraviglioso. Tra gli altri ‘problemi’ di Beppe, poi, c’è Pasquali, con lui è in eterno conflitto. Beppe è un tipo che se fiuta un problema non lo affronta ma prova ad allontanarlo. E oltre a essere pigro e indolente, è furbo e attento ma solo per salvare se stesso dal mondo".

Ha affinità con il personaggio?

"Sono tutto l’opposto. Un esempio? Adoro la Toscana, Beppe se potesse tornerebbe subito a Roma. L’unica cosa in comune è la musica: Beppe è un chitarrista amatoriale, la mia carriera parte come musicista, ho iniziato a suonare il piano a sei anni".

E fa anche spettacoli musicali?

"È finita proprio in questi giorni la tournée di Cetra una volta: siamo io, Toni Fornari e mia sorella Emanuela, ovvero i Favete Lingus, ed è un omaggio al Quartetto Cetra. Ma l’anno prossimo riprenderemo il tour".

I delitti del BarLume anticipano l’estate in tv, c’è sempre grande attesa: qual è la forza di questa serie?

"Piace per più motivi connessi tra loro. Innanzitutto, la capacità di Johnson di avere creato questa squadra e averle dato una dimensione familiare. Poi la scrittura sia di Malvaldi sia degli sceneggiatori. L’idea di costruire un giallo – è un crime a tutti gli effetti – e circondarlo da un mondo di commedia è una chiave fortemente vincente. Non ultimo il cast: siamo tutti amici, abbiamo una stima incredibile l’uno dell’altro".

A proposito di amici, che rapporto aveva con Marcello Marziali?

"Un legame familiare, con lui così come con gli altri ‘bimbi’. Un uomo amatissimo dal pubblico e dai colleghi, ci mancherà. Mi ricordo che la seconda stagione si aprì con il funerale di Ampelio Viviani in seguito alla scomparsa di Carlo Monni. Spero che quando a fine aprile torneremo sul set per la dodicesima stagione, si renda omaggio a Gino".

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