Torna Argentero e ritrova la memoria: "La sanità che le persone sognano"

Al cinema i primi due episodi della nuova serie di “Doc - Nelle tue mani“, da gennaio su Raiuno

Luca Argentero torna a indossare il camice bianco del professor Andrea Fanti, l’amatissimo Doc di due serie di straordinario successo (prossimamente anche negli Stati Uniti). Sempre affiancato dalla sua assistente, interpretata da Matilde Gioli, Doc riottiene l’incarico di primario e sembra pian piano riacquistare la memoria di quei dodici anni della sua vita che erano stati cancellati da un colpo di pistola, come successo al dottor Pierdante Piccioni (che però ebbe un incidente), alla cui vicenda la serie si ispira. Prima della messa in onda delle nuove otto serate su Raiuno, a partire dall’11 gennaio 2024, i primi due episodi della terza stagione di Doc – Nelle tue mani , regia di Jan Maria Michelin, saranno lunedì e martedì nelle sale Uci Cinemas.

Luca Argentero, 45 anni, protagonista della terza stagioine di "Doc - Nelle tue mani"
Luca Argentero, 45 anni, protagonista della terza stagioine di "Doc - Nelle tue mani"

Argentero, in questa terza stagione si affronta un tema importante come la gestione della sanità.

"È un vero e proprio dito puntato contro la nuova tendenza della medicina, soprattutto quella che arriva da oltreoceano. Reparti sempre più specializzati, esami sempre più costosi: il paziente deve essere una fonte di reddito. Attraverso le parole di Doc scopriremo come, in un Paese che funziona, in un sistema che funziona, al centro ci deve essere sempre la persona. Ed è il motivo del grande affetto delle persone per Doc. Non è il medico che vorrebbero incontrare, è il Paese in cui vorrebbero vivere. Potrebbe sembrare un’utopia ma non lo è. Basterebbe semplicemente volerlo".

Doc sta recuperando la memoria, e dice: ‘Non importa quanto faccia male, ogni ricordo è prezioso’. È d’accordo?

"Sì, la penso abbastanza come Doc perché tutti i ricordi, sia quelli positivi sia quelli più dolorosi, contribuiscono a creare la persona che siamo".

Da attore, le fa piacere essere identificato con Doc o lo ritiene riduttivo?

"Lo reputo un lusso, un grandissimo privilegio. Ci sono poche cose memorabili nella carriera di un attore, la gran parte vengono dimenticate. L’idea di poter essere ricordato per una cosa così positiva, che ha generato così tanta empatia e affetto nel cuore delle persone, mi riempie di orgoglio".

Mai pensato di fare il medico?

"Mai. Non potrei fare un lavoro che comporta una così grande responsabilità. Per questo faccio l’attore: nessuno muore, al massimo qualcuno si annoia".

Tratti in comune con Doc?

"Ci ho pensato tante volte e credo che mi avvicini a lui la propensione a creare rapporti empatici con gli altri. Cerco di prendermi cura delle persone con cui vivo, della mia famiglia, ma anche delle persone con cui lavoro. Poi sono più egoista di lui e sicuramente non metto la mia vita al servizio degli altri come fa Doc e come fanno in genere i medici. Sono una categoria di supereroi, per questo è una grande responsabilità rappresentarli".

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