Mercoledì 17 Luglio 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Alberto Sordi segreto, Igor Righetti: "L’amore per la Mangano, le stanze chiuse a chiave"

Il giornalista e conduttore radiofonico racconta il suo film sul grande attore in uscita venerdì: "Eravamo parenti, lo conobbi da bambino. Aveva sposato il suo lavoro"

Alberto Sordi è morto a Roma nel 2003 all'età di 82 anni (Ansa)

Alberto Sordi è morto a Roma nel 2003 all'età di 82 anni (Ansa)

Roma, 26 maggio 2024 – Esce venerdì nelle sale italiane ‘Alberto Sordi secret’. Un film che racconta – mettendo insieme testimonianze di chi lo ha conosciuto, e sequenze narrative ricostruite per l’occasione – un Alberto Sordi intimo. Non l’attore, ma piuttosto l’uomo. Il film lo ha diretto Igor Righetti, a partire dal libro che aveva scritto nel 2020, edito da Rubbettino: ‘Alberto Sordi segreto’. Il libro ha già esaurito undici ristampe, è un successo in tutto il mondo. Il film potrebbe arrivare ad un pubblico ancora più vasto.

Giornalista, conduttore radiofonico, esploratore di nuovi format di comunicazione, titolare della pagina Instagram Alberto Sordi Forever , Igor Righetti è anche qualcuno che Sordi lo conosceva bene. È, infatti, un suo parente. Alberto lo chiamava "il mio nipotino". La madre di Sordi era sorella del nonno di Igor. Così, Igor si è trovato più volte a pranzo e a cena con Alberto.

Igor Righetti, prima di tutto: come è nato il film su Alberto Sordi?

"È nato con un atto di coraggio, mio e di un produttore indipendente, Massimiliano Filippini. Non abbiamo ricevuto un centesimo di finanziamenti pubblici, e ne siamo orgogliosi. Eppure siamo riusciti a ricreare anche sequenze in costume, mettendo in scena l’Alberto Sordi giovanissimo degli anni ’30. Abbiamo girato in bianco e nero, con un taglio molto ‘cinematografico’. C’è un grande lavoro sui costumi, sulle auto d’epoca. Un grande lavoro con gli attori: Mirko Frezza, solo per dirne uno, che crea un grande personaggio".

Igor Righetti, regista di 'Alberto Sordi secret'
Igor Righetti, regista di 'Alberto Sordi secret'

Lei ha conosciuto Sordi. Che ricordi ne ha?

"Quando Sordi ha girato In viaggio con papà , nel 1982, il set era nella Maremma toscana, a Cala di Forno e a Castiglione della Pescaia. Proprio dove mio padre, scultore, aveva il suo studio. Ricordo benissimo le cene insieme ad Alberto, le chiacchiere con me, adolescente".

Al di là dei luoghi comuni, come era Sordi?

"Era un uomo come tutti noi. Io, nel film, non lo santifico. Era un uomo che ha sposato il suo lavoro. Un uomo molto riservato, che non si concedeva facilmente. Non faceva entrare nessuno a casa sua, per esempio".

Lei è entrato.

"Sì, ma tutte le stanze erano chiuse a chiave: per andare in bagno, dovevi chiedere la chiave. E il piano di sopra, dove dormiva lui, era interdetto. Io, bambino, naturalmente infransi il divieto, e andai a curiosare".

Nelle parti narrative, racconta Sordi fino ai suoi vent’anni.

"Sì: ho scoperto un attore pazzeco, Daniele Panzironi, che riesce a ritrovare lo spirito del Sordi giovane. Il resto, il Sordi dei film, è consegnato alla storia. Non aveva senso imitarlo, oltre quella soglia".

C’è anche un Sordi segreto, nella sua vita amorosa.

"E infatti, abbiamo intervistato Patrizia De Blanck, che con Alberto ha avuto una storia sentimentale durata un anno, nel 1971. Il rapporto di Sordi con l’amore era delicato: Alberto considerava il sesso un peccato, in sostanza. Non poteva portare donne a casa sua, perché c’erano le sue sorelle. E lui, devoto di Maria, aveva sempre molte esitazioni nell’affrontare relazioni".

Però si innamorò?

"Sì. Si innamorò di Silvana Mangano, senza osare di dare un seguito a questa passione, perché era amico di Dino De Laurentiis, il marito della Mangano. E si innamorò di Soraya, l’imperatrice triste".

Con i suoi colleghi non ebbe sempre rapporti idilliaci.

"No. Molti non gli perdonavano di non essere un attore ‘di scuola’, di non avere fatto l’Accademia, anzi di essere stato cacciato dall’Accademia dei filodrammatici. E poi, il suo successo è qualcosa che non sempre gli è stato perdonato".

È stato un uomo generoso, Alberto?

"Sì. E bisogna sfatare il mito della sua avarizia. Era tutt’altro: ha fatto beneficenza senza mai sbandierarlo. Ha creato una fondazione per i ragazzi in difficoltà. Ha adottato a distanza decine di ragazzi orfani, molti dei quali sono riusciti ad arrivare all’università solo grazie a lui. Conosceva il valore del denaro, non lo buttava via, ma lo usava per aiutare chi era meno fortunato di lui".