Sabato 20 Luglio 2024
VIVIANA PONCHIA
Magazine

Addio alle ultime cabine telefoniche. La nostra vita appesa alla cornetta

In Italia ne sono sopravvissute 16mila, ma dopo 70 anni saranno smantellate. Il via libera dell’Agcom a Tim. Resteranno attive solo negli ospedali, nelle caserme e nelle carceri. O nei rifugi dove non prendono i cellulari

Una delle iconiche cabine londinesi

Una delle iconiche cabine londinesi

Erano il faro delle città, un porto sicuro e un serbatoio di nostalgia preventiva, come tutti gli oggetti che condensano emozioni. L’amore, l’urgenza, il bisogno di comunicare. Quella di via Po, da cui chiamavamo il primo fidanzato. Il vecchio guscio nella brughiera irlandese dove confessavamo alla mamma che ci mancava e la storia della vacanza studio era durata anche troppo. Lo spogliatoio improvvisato in cui Superman si cambiava (qualcuno ha capito che fine facevano i vestiti di Clark Kent?). Se ne trovate una indicatela a un bambino: resterà attonito come di fronte a un oggetto alieno, a un vespasiano. Ma per noi che le abbiamo usate e accusate di essere sempre fuori uso, che ci abbiamo riso e pianto dentro senza parlare a vanvera perché ogni sillaba era importate, il ricordo resta intatto.

La notizia che le ultime 16mila cabine telefoniche sopravvissute in Italia spariranno definitivamente è un colpo al cuore. Se ne parla da anni e parlano soprattutto i dati del loro utilizzo (nel 2021 in media 118 chiamate all’anno per ciascuna), ma ormai è certo, indietro non si torna. Dopo una consultazione che ha trovato d’accordo tutti gli operatori, L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), ha stabilito che Tim non è più obbligata a garantire il servizio pubblico e può iniziare l’operazione di smantellamento.

Saranno progressivamente rimosse e resteranno solo quelle che si trovano negli ospedali con almeno 10 posti letto, nelle caserme con almeno 50 occupanti stabili, nelle carceri e dove non arriva la copertura della rete mobile, come i rifugi di montagna. Se ci viene la voglia sappiamo come regolarci, il rifugio resta la soluzione meno impegnativa.

Ma il grido di dolore è sincero e condiviso in tutto il mondo. Al punto che quando si sparse la voce al Tribeca Film Festival di qualche anno fa passò un corto fantastico in cui erano le stesse cabine ad accusare l’umanità di irriconoscenza: "Un tempo dominavamo le città. Per decenni abbiamo assistito a scambi di droga, amori, fughe, emergenze. Nominate una cosa, l’abbiamo sentita. Senza di noi Clark Kent sarebbe solo Clark Kent. Eravamo qui prima delle barbe degli hipster e del cibo organico. E quando Sandy ha colpito e le vostre batterie erano scariche, dove siete corsi?".

La prima fu installata a Londra nel 1924, rossa naturalmente. Poi si diffusero in maniera esponenziale diventando il miracolo di chi non poteva permettersi un telefono fisso: pullulavano nei luoghi strategici come gli aeroporti ma spuntavano anche dal nulla come miraggi sulle strade di campagna. L’Italia aspettò trent’anni e solo il 10 febbraio 1952 festeggiò il suo prototipo in piazza San Babila a Milano: era tutta vetro e metallo, abbastanza ampia da ospitare due persone, riconosciuta come una delle più sicure al mondo. Se ne contavano 2500 nel 1971, a fine decennio erano salite a 33 mila e nessuno usciva di casa senza una manciata di gettoni, almeno fino al 1976 quando vennero usate le prime schede prepagate, anche loro diventate oggi feticcio per collezionisti. Poi il declino, per colpa di chi sappiamo. Il 31 dicembre 2001 fu prodotto l’ultimo gettone, nel 2010 la Repubblica Italiana ha smesso di considerare i telefoni pubblici strettamente necessari.

Come di tutte le cose in estinzione è facile ricordare le cose belle e scordare tutto il resto. Vuoi mettere la comodità di un cellulare appoggiato sempre sul cuore? Ammettiamolo pure, era uno sbattimento. L’igiene era l’ultima preoccupazione nell’utilizzo promiscuo della cornetta sbavata da altri, a terra giacevano oggetti innominabili, il sentore di pipì non poteva essere attribuito all’ossessione dello schizzinoso. E però pazienza. Ogni telefonata stava appesa a una serie di incognite che rendevano l’esperienza drammaticamente romantica.