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Viaggio amarcord lungo il Sile nel Cimitero dei Burci

Fino a cinquant'anni fa queste imbarcazioni solcavano le acque del fiume citato da Dante nel Paradiso, oggi regno di archeologi, cigni e germani reali

Fino a cinquant’anni fa solcavano le acque del Sile, il fiume di risorgiva veneto citato da Dante nel Paradiso, un tempo vera e propria autostrada del trasporto dalla Marca Trevigiana fino alla laguna di Venezia. Oggi di questo antico e florido commercio fluviale e delle sue imponenti imbarcazioni resta un cimitero. Proprio così, in un’ansa del fiume a Casier, a 7 chilometri da Treviso, si trova il Cimitero dei Burci, dal nome delle imbarcazioni in legno usate per il trasporto commerciale. Costeggiare il fiume è un tuffo nella storia e un viaggio suggestivo in un territorio riconquistato dalla natura grazie alla nascita del Parco regionale fluviale. Qui un tempo, lungo le alzaie sul Sile i barcaioli tascinavano i burci verso il porto fluvale di Treviso. Oggi tra i reperti catalogati dagli archeologi (una ventina di barche) nuotano i cigni, nidifica la Moretta, un’anatra tuffatrice molto rara in Italia, nuotano tinche e carpe, viene favorita la conservazione della tartaruga autoctona e nei mesi autunnali e invernai si possono fotografare germani reali e una miriade di gabbiani.

Un percorso struggente, da seguire a piedi o in bicicletta sulle passerelle in legno sospese fra il verde e l’acqua, da cui emergono i resti delle imbarcazioni antiche affondate negli anni Settanta dai loro proprietari per protesta contro il dilagare del trasporto su gomma, destinato a soppiantare gli antichi mestieri legati al commercio fluviale. Dalle ricerche archeologiche sono emerse 13 imbarcazioni tradizionali di quel periodo, che si sono aggiunte ad altre già presenti, per una ventina di burci riconoscibili a pelo d’acqua, in un paesaggio che profuma di day after, sullo sfondo lontano di fabbriche dimesse. Il fiume Sile era la principale via di collegamento tra la Marca Trevigiana e Venezia fin dal Medioevo, ma sono numerose le testimonianze di un utilizzo del fiume fin dall’epoca preistorica.

Un panorama inedito, tra Casier e Treviso, diventato anche set cinematografico per il film con Johnny Dorelli e Pamela Villoresi “Dimmi che fai tutto per me”. Un viaggio amarcord anche nel gusto, con l’osteria “Casa Mia” affacciata sulla piazzetta da cui si parte per conoscere il lungo Sile: qui tutto sa di tradizione, dall’anguilla in umido, dalle seppie al baccalà alla vicentina. Una più moderna veranda romantica affacciata sul fiume invece è, qualche chilometro più in là, il “Lago Verde da Lorenzo”, che propone aperitivi e taglieri di affettati e stuzzichini. Alle sue spalle la pizzeria. È invece segnalato nelle guide Top Pizza, Espresso, Falstaff e Gambero Rosso il ristorante “Perché”, sempre in provincia ma a Roncade, che propone cucina e pizza gourmet in una location d’autore, nata dalla ristrutturazione di una casa colonica firmata dall’architetto Toti Semerano. Un progetto che si è subito imposto per la qualità architettonica, la cui grande vela in acciaio bianco che svetta sulla campagna è stata premiata alla Triennale di Architettura di Milano nel 2009.