Da Amalfi al lago di Garda, in viaggio nel Paese dei limoni

Nei secoli le limonaie hanno forgiato il territorio, trasformandolo in un mito fin dai tempi dei Grand Tour. Un'esperienza oggi ricca di proposte interessanti, dal trekking fra gli agrumi allo show-cooking

Da più di mille anni il suo profumo evoca la dolcezza del paesaggio italiano. Da quello delle zagare, nell’omonima baia di Mattinata, nel Gargano, fino a raggiungere le sponde del lago di Garda. Il limone, superfood dalle comprovate virtù salutistiche, è un frutto sempre di stagione, perché in Italia matura tutto l’anno. E nei secoli ha contribuito a forgiare il territorio, trasformandolo in un mito fin dai tempi dei Grand Tour, quando nobili, ricchi borghesi e intellettuali arrivavano a scoprire con i loro viaggi le meraviglie artistiche e il clima dolce del Bel Paese. Un mito che resiste ancora oggi.

L’Alto Garda

Siamo in provincia di Brescia, tra le limonaie dell’Alto Garda, (i “Giardini dei limoni” ammirati da Goethe): il loro profumo caratterizza soprattutto la zona che va da Toscolano Maderno a Limone, con la massima concentrazione nell’area di Gargnano. Chiamate anche “giardini d’agrumi” per la loro bellezza, uniche al mondo nel loro genere, testimoniano un’attività che, nel passato, ha rivestito un ruolo molto importante per l’economia del Garda, che dal 1700 esportava i suoi limoni in tutt’Europa. Tipica la loro struttura, con pilastri di candide pietre sovrapposte (che un tempo, d’inverno, sostenevano la copertura fatta di vetri e assi), circondati su tre lati da alte mura pure di pietra e aperti sul quarto verso il lago: in queste serre venivano coltivati non solo i 
limoni,  ma anche aranci e cedri, destinati quasi esclusivamente alla fabbricazione dell’acqua di cedro, profumatissimo liquore distillato dalla buccia.

Sulle orme di Goethe

Il poeta tedesco, passando in barca da Torbole a Malcesine nel settembre 1786 descrisse i suoi giardini a terrazze come “uno spettacolo di ricchezza e di grazia”. In diverse limonaie i turisti possono fare anche oggi visite ed esperienze: dalla limonaia “La Malora” a Gargnano a quella del Castel a Limone sul Garda, fino all’ecomuseo di Pra de la Fam a Tignale, con 80 piante di agrumi e recentemente restaurata a fini didattici. Il nome Pra dela Fam (dal dialetto tignalese: Prato della Fame)  deriva dal fatto che i pescatori e i navigatori del XVI secolo trovassero spesso venti contrari su questo tratto del lago di Garda, ed erano costretti a fermarsi qui per diversi giorni, spesso senza cibo. I limoni qui si diffusero grazie ai frati Francescani di Gargnano che li importarono a loro volta dalla Riviera Ligure nel XIII secolo.  A Gargnano si coltiva ancora, fra l’altro, un particolare tipo di limone, la Madernina, utilizzato anche per liquori, marmellate e sciroppi. La produzione di limoni avviene tre volte l’anno: aprile ma soprattutto maggio sono i mesi migliori per le fotografie. Altri cicli di frutti intorno ad agosto e in autunno inverno, con i frutti che rimangono sulla pianta diversi mesi.

La Costa d’Amalfi

L’oro giallo è coltivato dove la terra si getta a picco nel mare nelle profumate terrazze-giardino. Già attorno all’anno Mille la Repubblica marinara prevedeva che sulle navi ci fossero provviste di limoni per combattere lo scorbuto tra i marinai. Sono stati proprio questi ultimi, trasformati in contadini nei mesi in cui non si poteva navigare, a metterne a punto la coltivazione sui terreni in pendenza dei terrazzamenti in pietra calcarea. Il limone Costa d’Amalfi, famoso anche per il Limoncello, è stato scelto per la torta nuziale per 600 ospiti del principe Harry e di Meghan Markle: per realizzarla la pasticceria londinese ha fatto arrivare dalla costiera ben 200 chili di agrumi. Il Sentiero dei limoni era la via tortuosa e stretta percorsa dai contadini per portare gli agrumi al mercato. Oggi questo sentiero, che collega Maiori a Minori, è uno dei più spettacolari d’Italia. Tra le esperienze da non perdere il Lemon Tour: su una comoda golf car si possono raggiungere le ripide terrazze della Valle dei Mulini, si può vedere come viene prodotto il limoncello per poi concedersi un pranzo o un picnic nel limoneto. Diverse le proposte, come l‘Amalfi Lemon Experience, tour a piedi fra i terrazzamenti e visita al Museo di Arte contadina con la degustazione di dolci a base di limone e del limoncello. C’è poi la limonaia di Sorrento, facilmente raggiungibile perché in centro, uno degli agrumeti più antichi e in piano, senza terrazzamenti.

Il Gargano

Il limone Femminello del Gargano Igp è il più antico d’Italia: qui infatti i limoni si coltivano dal Cinquecento e vengono raccolti fino a cinque volte l’anno. Le coltivazioni, veri e propri giardini di agrumi, si estendono fra Rodi e Peschici, saturando l’aria del profumo delle zagare. Queste coltivazioni fanno parte del Parco del Gargano, attraversato anche dalla ferrovia realizzata negli anni Trenta. Gli agrumeti qui hanno persino un patrono, San Valentino, nominato nel 1618 dall’arcivescovo di Manfredonia. Da allora il 14 febbraio di ogni anno la statua del santo viene portata in processione a Vico del Gargano per chiedere di proteggere le coltivazioni. Il profumo del fiore del limone ha dato il nome alla Baia delle Zagare, affacciata su un mare cristallino, mentre chi ama la terra può concedersi un trekking lungo l’anello che parte da Rodi Garganico, o ancora da qui salire sul treno degli agrumi e gustarsi il paesaggio fino a Foggia.

La Sicilia

Il progetto Le vie della Zagara propone sette itinerari. Quello del limone dell’Etna Igp si snoda tra Catania e la Riviera dei Limoni, fra terrazzamenti che swcendono verso il mare e ville padronali circondate agiardini esotici. Qui si può vedere come il limone viene coltivato e degustarlonella granita, o ancora partecipare aa una cooking class che ne propone le diverse ricette.Coltivato dal Settecento ma certificato nel 2020, è il più giovane tra le Igp,ha una buccia ricca di olii essenziali e un succo pregiato. Limone Interdonato Messina Igp è invece perfetto per il tè e le tisane, mentre la scorza viene usata anche per gelati e sorbetti e persino nel cioccolato di Modica. Anche in questo caso i limoneti sono coltivati sui terrazzamenti, visibili percorrendo la strada costiera da Messina a Catania. Il nome deriva dall’ex colonnello garibaldino ed ex governatore regio Giovanni Interdonato, che ha inventato questa varietà nel 1875, innestando un clone di cedro e quello di un limone tipico su un albero di arancio amaro: l’Indicazione geografica protetta è arrivata nel 2009. Il più gettonato da bere è invece il Limone di Siracusa Igp, disponibile quasi tutto l’anno. Furono i gesuiti ad avviare la coltivazione nel Seicento. Oggi arriva da qui quasi un terzo della produzione nazionale. La buccia è molto apprezzata da importanti aziende di cosmetici e profumi, come Chanel e Hermes.

Le storie e i profumi del re degli agrumi in un libro

Un frutto dalla storia avventurosa, raccontata da Manuela Soressi, un’istituzione nel mondo del food, che nel suo ultimo libro prende in prestito proprio una definizione di Goethe: “Il Paese dei limoni”. Un volume di 128 pagine di informazioni scientifiche ed economiche narrate con soavità, arricchite da aneddoti e completate dalle stuzzicanti ricette e dalle fotografie della food blogger Ramona Pizzano (18 euro, Trenta Editore). Nato alle pendici dell’Himalaya, portato nel X secolo nella nostra penisola dagli arabi e dai crociati, e poi sbarcato in America al seguito di Colombo, il limone (dall’arabo li mûm) “è arrivato da migrante – dice Manuela Soressi – , si è presto naturalizzato ed è poi divenuto uno dei più riconosciuti e apprezzati ambasciatori della nostra identità”. Arrivato in Sicilia, ha messo subito radici, per raggiungere poi altre zone attraverso crociati e pellegrini e trovare un’età dell’oro nel Rinascimento. Oggi si coltivano limoni da Brescia a Catania, una biodiversità dalle radici antiche che rende la limonicoltura italiana un unicum al mondo con il record per numero di produzioni, ben sette, tutelate dall’Unione Europea con l’Igp, e con un paesaggio ancora tutto da gustare.