Giovedì 20 Giugno 2024
MARTA FEDERICA OTTAVIANI
Esteri

Usa-Cina, abbattuto il pallone-spia. "Pechino avverte Biden: l'America è vulnerabile"

Colpito sull’Atlantico. Un altro aeromobile sulla Costa Rica. Gelo tra le potenze. Washington: "Violata la sovranità". L’analista: "Non è un errore, ma un messaggio agli Usa"

Roma, 5 febbraio 2023 - Un incidente diplomatico che arriva in un forte momento di tensione internazionale, ma che difficilmente potrà fare degenerare le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Pechino vuole fare sentire la sua presenza a Washington senza che passi il punto di non ritorno. Ed entrambe le potenze sanno che non posso interrompere del tutto le relazioni. Aldo Pigoli, docente di Analisi delle relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, spiega perché un’escalation rimane altamente improbabile.

Abbattuto il pallone-spia cinese in volo sugli Usa per ordine di Biden

L’incontro al G20 tra il leader cinese Xi Jinping e il presidente Usa Joe Biden
L’incontro al G20 tra il leader cinese Xi Jinping e il presidente Usa Joe Biden

Professor Pigoli, in poche ore sono stati trovati due palloni spia che sorvolano i cieli del continente americano, soprattutto quelli degli Usa. Che idea si è fatto di questo episodio?

"Si tratta di un incidente di natura diplomatica, che arriva in un momento in cui le relazioni fra Cina e Stati Uniti sono molto tese. È ancora difficile capire che cosa sta accadendo e che cosa sia accaduto. I prossimi giorni gli americani effettueranno tutti i rilievi del caso. Non è una novità che i palloni che girano nella stratosfera siano dotati di tecnologia che consente di fare attività di rilevazione e intelligence. Gli stessi Stati Uniti hanno già da tempo pensato di riutilizzare questo che era uno strumento diciamo più da guerra fredda, poi sostituito dai satelliti. È dunque altamente inverosimile che si possa trattare di un errore o un caso di forza maggiore".

Ma Pechino afferma che si è trattato di un incidente non voluto a causa delle condizioni meteorologiche. Quanto possiamo fidarci della versione cinese?

"Come sempre molto poco, ma mi pare che il problema maggiore, in questo momento, sia degli Stati Uniti".

Perché?

"Perché si è dimostrato che è possibile sorvolare i cieli statunitensi per una durata significativa. Questo creerà sicuramente una questione di natura interna, cioè aumenterà le critiche nei confronti dell’Amministrazione così come allo stesso tempo la preoccupazione dell’opinione pubblica statunitense che si sente o si sentirà ancor di più minacciata. Ma non credo che le relazioni fra i due Paesi degenereranno per un pallone spia. I cinesi hanno tecnologia di tipo satellitare che permette rilevazioni più approfondite dettagliate e tecnicamente avanzate rispetto a quelle che permette un pallone. E gli americani lo sanno benissimo".

Perché allora utilizzare un pallone, con anche il rischio di venire colti in flagrante?

"Si tratta di un modo per fare sentire la propria presenza agli Usa, senza essere troppo invasivi o senza che le tensioni diplomatiche crescano eccessivamente".

Intanto però la visita del segretario di Stato americano, Anton Blinken, è stata annullata.

"Non avrebbe potuto fare altrimenti, con una questione aperta dal punto di vista diplomatico come questa. Si tratta di una reazione normale".

Quale sarà ora la risposta americana?

"Raccoglieranno tutte le informazioni del caso, per prima cosa. Ma ripeto: non mi aspetto una reazione muscolare. Certamente è una occasione di tensione in più che si va a sommare alle altre. Ma se non succede altro, cercheranno di stemperare. La rottura dei rapporti diplomatici fra Cina e Stati Uniti è inverosimile per più motivi. Innanzitutto si tratta di Paesi in competizione, ma anche in forte relazione economica, politica e strategica. Quindi non può non esserci un canale aperto. Ci sono poi i capitoli di Taiwan e dell’Ucraina. E per entrambi poter parlare con la Cina è fondamentale".

Negli ultimi mesi la situazione nell’Indo-Pacifico sta diventando sempre più tesa. L’ultima notizia in ordine di tempo è l’aumento del contingente militare statunitense nelle Filippine. È possibile l’apertura di una nuova crisi internazionale?

"Si tratta del quadrante geopolitico principale, al netto della guerra scoppiata a febbraio in Europa. Ma non è nell’interesse né degli Usa, né della Cina che la situazione precipiti. Bisogna tenere presente che da anni quella è un’area di grande competizione di tipo geoeconomico, dove gli Stati Uniti stanno cercando in tutti i modi di evitare che la Cina allarghi le relazioni di tipo commerciale, finanziario e di investimenti con i Paesi dell’area. Pechino, invece, punta ad aumentare la propria presenza proprio in termini di competizione. A parte l’aspetto militare è un’area sulla quale nessuno dei due vuole mollare l’osso".