Una tregua lunga per Gaza. Cia e Mossad trattano in Qatar. Liberati altri dodici ostaggi

Diplomazie al lavoro per prorogare il cessate il fuoco, che scade alla mezzanotte di oggi. L’ambasciatore a Roma: "La pausa sarà di dieci giorni in tutto al massimo, Hamas va cancellata".

Una tregua lunga per Gaza. Cia e Mossad trattano in Qatar. Liberati altri dodici ostaggi

Una tregua lunga per Gaza. Cia e Mossad trattano in Qatar. Liberati altri dodici ostaggi

Un cessate il fuoco a lungo termine per prolungare la tregua a Gaza. Con la prospettiva di arrivare a colloqui di pace per fermare del tutto la guerra. È l’obiettivo dei principali intermediari dello scambio tra ostaggi e prigionieri tra Israele e Hamas che ha fermato, per ora, l’assedio di Gaza da parte di Tel Aviv dopo la strage del 7 ottobre. A scriverlo è il Wall Street Journal, che cita alcuni funzionari dell’Egitto e del Qatar. Mentre il periodo di tregua che sarebbe finito l’altro ieri e che invece è stato prolungato per altri due giorni regge nonostante le accuse di violazioni da ambo le parti. Intanto il capo del Mossad David Barnea è a Doha per colloqui con il direttore della Cia Bill Burns, il capo dei servizi segreti egiziani Abbas Kamel e il premier qatarino Mohammed Bin Abdulrahman al-Thani.

Una tregua a lungo termine probabilmente richiederebbe ad Israele di fare concessioni difficilmente accettabili, come lo scambio di soldati israeliani con migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri. Ma soprattutto di frenare l’offensiva per uccidere i vertici di Hamas. E non è detto che l’organizzazione radicale accetti, visto che questo comporterebbe la sua smilitarizzazione. L’obiettivo dei mediatori invece è quello di estendere la pausa dei combattimenti fino ad arrivare a un cessate il fuoco permanente, che aiuterebbe anche a stemperare le tensioni in Cisgiordania e ad evitare l’allargamento della guerra, in primo luogo con il Libano degli Hezbollah.

A chiedere uno stop permanente alle armi è stato anche l’ambasciatore palestinese all’Onu Ryad Mansour: "L’uccisione di uomini, donne e bambini non può e non deve riprendere. Non ci può essere pace in Medio Oriente senza una soluzione di lungo termine alla questione palestinese, dobbiamo agire adesso", ha detto durante una riunione dell’Assemblea Generale all’Onu. Il World Food Programme ha invece fatto sapere che sei giorni di aiuti non sono sufficienti a impedire che a Gaza si soffra la fame. L’agenzia Onu dice che "la popolazione di Gaza, in particolare donne e bambini, sono ad alto rischio di crisi alimentare se non saremo in grado di continuare a distribuire cibo".

Ma mentre gli Usa avvertono che ci sono ancora ostaggi americani nella Striscia, secondo l’ambasciatore a Roma Alon Bar il governo di Israele ha già chiarito di non voler andare oltre dieci giorni dall’inizio della tregua, "perché noi abbiamo due importanti missioni: liberare tutti gli ostaggi e far sì che Hamas non abbia più le capacità militari per attaccare Israele dalla Striscia di Gaza". Washington invece punta a passare dalla fase uno alla due degli aiuti a Gaza. Con l’ingresso di beni commerciali attraverso 300-400 camion al giorno. Anche se questo comporterà l’aumento delle ispezioni. Nel frattempo gli Usa chiedono a Israele un sistema di guerra che protegga dal conflitto le strutture umanitarie, compresi gli ospedali e i rifugi gestiti dall’Onu.

Intanto nel pomeriggio di ieri Hamas ha consegnato il quinto gruppo di dieci ostaggi (più due cittadini stranieri) alla Croce Rossa e alla sicurezza egiziana. Tra loro molte donne e bambini. In cambio Israele ha liberato 30 prigionieri palestinesi. Tra i rilasciati non c’era Kfir Bibas, il neonato di dieci mesi sequestrato insieme al padre, alla madre e al fratello di 4 anni. Il bimbo non è tenuto in ostaggio da Hamas, ma da una delle fazioni armate di Gaza. Secondo l’intelligence israeliana i Bibas si trovano attualmente nella zona di Khan Yunis, nel sud della Striscia. Il neonato è il più piccolo dei prigionieri israeliani a Gaza.