Tregua e ostaggi. L’accordo vacilla. Hamas prende tempo, ma è pronta a dire no

L’organizzazione vuole più detenuti palestinesi liberi e il cessate il fuoco totale. Netanyahu: "Andremo avanti fino a quando non saranno uccisi tutti i terroristi".

Tregua e ostaggi. L’accordo vacilla. Hamas prende tempo, ma è pronta a dire no

Tregua e ostaggi. L’accordo vacilla. Hamas prende tempo, ma è pronta a dire no

Hamas aveva promesso una risposta entro le 19 di ieri sera, ora locale di Gaza, non l’ha fatto. Ma quello che probabilmente oggi comunicherà ai mediatori qatarioti ed egiziani sarà quasi certamente un ’no’. Hamas è infatti pronta a rifiutare l’accordo mediato a Parigi per gli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza riferisce il media saudita Al-Arabiya, ripreso anche dagli israeliani Yediot Ahronot e Jerusalem Post. Hamas chiederebbe, secondo le fonti citate dal media saudita, un maggior numero di detenuti palestinesi da liberare da parte di Israele. La risposta scritta a Egitto e Qatar dovrebbe essere inviata nelle prossime ore e – secondo fonti citate da un altro quotidiano saudita, Al-Sharq – conterrebbe anche la richiesta di un totale cessate il fuoco. Secondo i sauditi il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, intende chiedere solide garanzie per la fine della guerra ed il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia, condizioni che Israele non intende accettare. Un’altra fonte vicina ad Hamas ha detto alla tv palestinese Quds news network che "le parti non sono affatto vicine ad un accordo" e che "il gruppo insiste per la fine della guerra". E infatti.

Da parte sua Israele non è disponibile a mosse che rinnegherebbero gli obiettivi fissati sinora. "Voglio essere chiaro riguardo alla nostra politica – ha ribadito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intervenendo all’inizio dell’incontro settimanale del governo a Tel Aviv – l’obiettivo essenziale è l’eliminazione di Hamas. E quindi non accetteremo ogni accordo né ad ogni prezzo. Molte cose che sono state dette nei media come se le avessimo accettate, ad esempio la liberazione dei terroristi, non le accettiamo".

Netanyahu ha sottolineato che Israele non porrà fine alla guerra finché tutti i suoi obiettivi non saranno raggiunti: "L’eliminazione di Hamas – ha enumerato – il ritorno di tutti gli ostaggi e la garanzia che Gaza non rappresenterà mai più una minaccia per Israele sono i nitri obiettivi". In questo ci potrebbe essere anche un gioco delle parti all’interno del governo israeliano. "I ministri che ieri hanno espresso opposizione all’ipotesi di un accordo sulla liberazione degli ostaggi – scrive il quotidiano Haaretz – lo hanno fatto d’accordo con il premier israeliano". Ad Haaretz lo avrebbe detto una fonte presente al consiglio dei ministri israeliano. Secondo la fonte, Netanyahu vuole rispondere alle pressioni americane per arrivare ad un accordo dicendo che a causa degli altri membri del governo non può accettare le richieste di Hamas.

Intanto la tensione in Mar Rosso non accenna a diminuire. Il movimento sciita ha assicurato che risponderà agli ultimi raid della coalizione – sabato notte raid aerei su oltre 30 obiettivi Houthi – , mentre la Casa Bianca si è detta decisa ad intraprendere ulteriori attacchi contro i gruppi filo-iraniani che operano in Siria ed Iraq e destabilizzano la regione. Ieri l’Iran ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti a non attaccare due sue navi mercantili sospettate a lungo di servire come base operativa per i commando iraniani. Ma la linea del Pentagono sembra quella di evitare attacchi sul suolo iraniano o su navi iraniane a meno che queste non intraprendano azioni ostili contro unità militari della coalizione occidentale o il traffico mercantile.