Lunedì 17 Giugno 2024
ALDO BAQUIS
Esteri

Tensione in Israele. L’esercito a Netanyahu: "Ti avevamo avvertito sull’assalto di Hamas"

Scambio di accuse fra i vertici militari e il premier sulla strage del 7 ottobre. Gantz chiede una commissione d’inchiesta. Tentativi per riprendere i negoziati.

Nuova bufera in Israele per Benyamin Netanyahu. Ieri l’esercito ha confermato per la prima volta che nei mesi marzo-luglio 2023 i servizi segreti lo avvertirono quattro volte che le lacerazioni politiche provocate dalla profonda riforma istituzionale intrapresa dal suo governo di destra radicale stavano erodendo il deterrente di Israele di fronte ai suoi nemici nella regione. Già nel marzo 2023 il ministro della difesa Yoav Gallant aveva espresso in pubblico timori del genere: in uno scatto d’ira Netanyahu lo aveva licenziato, per poi riaffidargli l’incarico in seguito a vaste manifestazioni di piazza.

Nel suo documento l’esercito menziona la data del luglio 2023, quando appunto Netanyahu fece approvare alla Knesset una componente essenziale di quella riforma. Il capo di Stato maggiore Herzi Halevi aveva chiesto di incontrare in extremis il gabinetto di difesa prima del voto, ma fu respinto. Il timore in quei mesi era, secondo la televisione israeliana Kan, che "Iran, Hezbollah e Hamas vedessero l’occasione opportuna per una grande tempesta".

Netanyahu ha comunque replicato che in quei testi di avvertimento non veniva espressa in maniera concreta la eventualità di un attacco a sorpresa di Hamas, come quello avvenuto il 7 ottobre. "Si diceva al contrario che Hamas non era interessato ad una escalation", ha aggiunto. Quanto al deterrente di Israele, ha rilevato, se esso effettivamente si affievolì in quei mesi critici "ciò fu dovuto piuttosto a fenomeni di disobbedienza" fra riservisti delle forze armate organizzatisi per protestare contro quello che ai loro occhi era un putsch giudiziario. Di fronte a questo ulteriore scambio di attacchi fra i vertici politici e quelli militari il ministro Benny Gantz ha fatto appello alla istituzione di una Commissione ufficiale di inchiesta nei tempi più brevi possibili.

Queste polemiche sono divampate all’indomani della divulgazione di un filmato di 3 minuti che mostra le immagini della cattura, nella base di Nahal Oz, di cinque soldatesse da parte di decine di miliziani di Hamas e del loro rapimento a Gaza dove tuttora sono prigioniere. Le immagini sono state recuperate da videocamere GoPro di miliziani uccisi. Alla luce dei loro commenti sessisti, l’effetto di quel filmato (da cui pure era stato depurato un quarto d’ora di orrori) è stato traumatico in Israele. "C’è da temere che quelle soldatesse siano trattate da Hamas come le donne Yazide tenute schiave da Daesh", ha avvertito uno dei commentatori. Nella seduta del gabinetto di guerra si è discussa una nuova iniziativa elaborata dai vertici dell’esercito e dai ministri Gantz e Gallant per rilanciare con urgenza i negoziati con Hamas. Ma l’ostacolo principale è rappresentato ancora dalle richieste di Hamas sulla cessazione del conflitto ed il ritiro dell’esercito da Gaza.

In questo contesto gli Usa hanno messo sul tavolo ad Israele un pacchetto di proposte: cessazione del conflitto a Gaza, normalizzazione dei rapporti coi sauditi, rilascio dei prigionieri e graduale ricostruzione di Gaza. Il punto dolente è l’ingresso di un ‘corridoio’ diplomatico che dovrebbe sfociare nella costituzione di uno Stato palestinese. Il governo israeliano non ritiene, in questa fase, di assecondarlo. Hamas non ha una fretta di firmare accordi. Israele è più isolato che mai. E dalla Corte dell’Aja potrebbe giungere oggi una ingiunzione che obblighi Israele a mettere fine ai combattimenti: a Gaza, in generale, o almeno a Rafah.