Mercoledì 24 Aprile 2024

Chi è Surkov, l’ex ideologo di Putin che vive nell’ombra

L’ex consigliere del Cremlino è stato per vent’anni l’artefice del moderno sistema politico russo. Pubblichiamo un estratto dell’ultimo libro di Lorenzo Castellani, dedicato alle “eminenze grigie“

Roma, 26 febbraio 2024 – Da Beneduce a Cheney, dai mandarini di corte agli spin doctor: la storia del potere è disseminata di uomini che manovrano nell’ombra. È il tema di Eminenze grigie, ultimo libro di Lorenzo Castellani, di cui pubblichiamo in anteprima un estratto su Vladislav Surkov, ex “tecnologo“ di Putin.

Surkov con Putin
Surkov con Putin

Russia, Cremlino, anni Duemila. "Quest’uomo sa indossare molte maschere" scrive un anonimo dispaccio diplomatico statunitense a proposito di Vladislav Surkov. E in effetti, nel corso dei suoi diciannove anni al centro del potere russo, ha rivestito molti incarichi formali e informali. Vladislav Surkov è stato a lungo noto come “l’eminenza grigia del Cremlino”. Quest’uomo dal viso appuntito e lo sguardo beffardo non ha di certo la virtù della modestia. Si considera l’architetto del sistema politico che ha al suo vertice Putin. È l’ideatore del concetto di democrazia “sovrana” – o meglio “gestita“. (...)

Surkov è stato capace di originare una vertiginosa guerra lampo interna al regime russo nei primi anni Duemila che ha mescolato repressione politica e propaganda mediatica. Fino a poco tempo fa è stato considerato il secondo uomo più influente in Russia. Poco distante dal primo, il presidente Vladimir Putin.

Le sue origini sono oscure e piene di contraddizioni, il suo passato è volutamente misterioso. (...) Per cominciare, il suo nome non è il suo vero nome. Vladislav Surkov all’anagrafe è Aslambek Dudayev, nato in un povero villaggio della Cecenia che Vladimir Putin avrebbe poi raso al suolo. (...) Di lui sappiamo che ha studiato da regista di teatro, ama il rap americano e che tra i suoi autori preferiti ci sono Machiavelli, Dostoevskij, Nabokov e Nietzsche.

Il percorso di Surkov verso il Cremlino è stato lungo e tortuoso, pieno di reinvenzioni che hanno caratterizzato la prima parte della sua carriera: ha servito nell’esercito sovietico, ha lavorato come operaio in una fabbrica e ha trascorso anni "fumando e parlando con hippy e altri strani personaggi" prima di entrare nel caotico mondo del nascente capitalismo russo. (...)

Dopo un periodo come autore per il canale televisivo di Stato russo, nel 1999 è stato nominato assistente di Alexander Voloshin, capo di Stato maggiore del presidente Boris Eltsin. Quando Putin ha ereditato il Cremlino all’inizio del millennio, Surkov è diventato vice capo dello staff presidenziale. Vladimir Putin, l’ex ufficiale del Kgb praticamente sconosciuto che sarebbe poi diventato presidente, aveva bisogno di un tecnologo politico. (...) Surkov ha operato come il sommo sacerdote del culto della personalità di Putin. (...) Più di un burattinaio, dunque, una vera e propria eminenza grigia nel cuore del potere. Ogni settimana, gli editori e i direttori delle principali testate giornalistiche russe si incontravano con Surkov al Cremlino per tracciare una “guida” su come riportare le notizie. (...)

Nel frattempo Surkov agiva anche come leader de facto del partito Russia Unita, che aveva (e ha) il controllo del Parlamento russo, istituzione che serve oramai per ratificare le politiche volute da Putin. I pochi che a volte hanno votato contro la linea del partito venivano convocati al Cremlino e rimproverati da Surkov: "Farete ciò che dico. Voterete come è scritto. Il vostro compito è soltanto premere il pulsante giusto", avrebbe detto loro il nuovo Rasputin. (...) Nel ruolo di esecutore della volontà di Putin, Surkov ha accuratamente costruito e sovrinteso un articolato sistema d’imitazione della democrazia. Ha capito presto che era meglio cooptare l’opposizione invece di avversarla, così da controllare meglio l’intera opinione pubblica. (...)

Ma nel 2012, nel cambio di presidenza tra Putin e Medvedev, il sistema della democrazia gestita di Surkov iniziò ad incrinarsi. Centinaia di migliaia di burattini dell’opposizione si erano ribellati, avevano tagliato i fili con il meccanismo messo in piedi da Surkov e i suoi, e si erano trasformati in veri e autentici manifestanti. (...) Per una volta Surkov ha sbagliato i calcoli: Putin ha prevalso sui manifestanti con la forza e Surkov è stato licenziato. Il sistema politico russo è stato così separato dal suo ideatore, transitando verso l’autocrazia integrale, il regime personale di Putin.

L’esilio politico, tuttavia, non è durato a lungo: a un anno dalle dimissioni forzate di Surkov, Putin ha trovato un nuovo impiego per i talenti della sua eminenza grigia. Nel 2014 Surkov è stato resuscitato come consigliere personale sui territori occupati della Georgia, della Crimea e delle province ucraine del Donbass. (...) L’invasione furtiva dell’Ucraina è stata orchestrata e aiutata dalla mano di Surkov che teneva i rapporti con separatisti. (...) Ma qual è il rapporto tra Putin e Surkov? Il presidente russo si è lasciato davvero stregare dal fascino del suo pensatore? In verità, sebbene fosse spesso al fianco del leader, Surkov è sempre stato tenuto a debita distanza sul piano personale. (...)

Nel febbraio 2020 Surkov viene ancora una volta esautorato. (...) Nel 2022 dopo un paio di mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, un’idea spesso cullata dallo stesso Surkov, circola la notizia che sia stato arrestato. (...) Alla fine del 2023 riappare con un lungo articolo in cui riafferma le proprie idee sulla necessaria futura divisione dell’Ucraina come antidoto fondamentale per la Russia al predominio dell’Occidente e della Nato. A nome di chi parla Surkov? Quale ruolo svolge oggi? È un battitore libero che non conta più nulla nel regime oppure, come qualcuno insinua, si prepara all’ennesimo ritorno dietro le quinte? D’altronde, chi meglio del più prolifico regista politico russo degli ultimi vent’anni potrebbe aiutare a mettere in scena l’atto finale del sistema putiniano oppure addirittura il primo passo verso il futuro della politica russa?

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