Razzi dal Libano su Israele. Colpito centro di difesa E Tel Aviv nel raid aereo uccide capo di Hezbollah

Scambio di colpi al confine, Gallant: faremo con Beirut il copia-incolla di Gaza. Il portavoce militare: "Iniziata una fase nuova". Gli Usa premono per una tregua. E il movimento islamico frena: "Non vogliamo che il conflitto si estenda". .

Razzi dal Libano su Israele. Colpito centro di difesa  E  Tel Aviv nel raid aereo uccide capo di Hezbollah

Razzi dal Libano su Israele. Colpito centro di difesa E Tel Aviv nel raid aereo uccide capo di Hezbollah

Giorno dopo giorno la situazione al confine tra Libano e Israele è sempre più delicata. Sabato Hezbollah ha lanciato una raffica di una quarantina tra razzi e missili sulla base israeliana di controllo del traffico aereo Monte Meron, che si trova a circa 8 chilometri dal confine con il Libano, colpendo due radar. L’esercito di Israele ha ammesso che l’infrastruttura ha danni ma ha garantito che il sistema continua a funzionare, "poiché esistono sistemi di backup". Ma ieri è partita la rappresaglia.

Israele ha colpito a morte con un attacco aereo un comandante militare di Hezbollah. Si tratta di Wissam Hassan Tawil, alto esponente della forza Rawdan, un’unità speciale del movimento sciita filo-Iran: l’auto sulla quale viaggiava è stata colpita nel villaggio di Majdal Selm, a circa 6 km dal confine. Hezbollah ha confermato l’uccisione e ha diffuso su Telegram una serie di foto di Wissam Tawil, mostrato accanto al leader Hezbollah, Hassan Nasrallah, e al generale Qassem Soleimani, comandante della forza al Quds dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ucciso da un raid americano.

Da Israele ieri sono giunti nuovi moniti ad Hezbollah. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, in una intervista al Wall Street Journal, ha avvertito che "Israele può replicare a Beirut quello che sta avvenendo a Gaza. "Sanno che abbiamo la capacità di fare un ‘copia-incolla’ con Beirut". "Faremo tutto il necessario per riportare la sicurezza qui al nord" ha affermato da parte sua il premier israeliano Benyamin Netanyahu durante un sopralluogo a breve distanza dal confine con il Libano. "Ovviamente preferiamo che ciò avvenga senza dover ricorrere ad una vasta campagna militare, ma ciò non ci fermerà. Ne abbiamo dato una prova agli amici degli Hezbollah a Gaza e succederà anche a nord se necessario".

E il movimento sciita ne è consapevole. Il capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Raad, ha affermato che il movimento filo-iraniano libanese "non vuole che la guerra si estenda, ma che l’aggressione (israeliana) finisca". "Ma certamente – ha aggiunto – se Israele vuole espandere il conflitto, attaccando il nostro paese, noi andremo fino alla fine. Non temiamo le loro minacce". Il che non pare essere esattamente la realtà. Non a caso il ministro degli esteri libanese Abdallah Bou Habib, ha detto che è pronto ad attuare la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza Onu secondo la quale le forze di Hezbollah non saranno schierate a sud del fiume Litani.

Gli Stati Uniti da parte loro frenano Israele. Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, ha espresso il "forte desiderio degli Usa di non vedere questo conflitto intensificarsi o allargarsi". E a questo sta lavorando il segretario di Stato Anthony Blinken che da ieri sera è in Israele. Washington continua a lavorare per una tregua. Non a caso il portavoce militare israeliano Daniel Hagari, rispondendo ad una ripetuta richiesta americana, ha detto che "è iniziata una fase nuova, meno intensa, dei combattimenti". Intanto ieri mattina una manifestazione di protesta contro il governo del premier Netanyahu si è svolta davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano a Gerusalemme, per chiedere elezioni subito. Con un sit-in, i manifestanti hanno impedito per qualche ora l’ingresso in aula dei deputati. Poi sono stati dispersi dalla polizia.