Raid israeliano in Siria. Iraniani nel mirino, ucciso capo degli 007. Teheran: "Reagiremo"

Colpito edificio a Damasco, ospitava le Guardie rivoluzionarie degli ayatollah. Netanyahu smentisce l’apertura alla sovranità palestinese sulla Striscia.

Raid israeliano in Siria. Iraniani nel mirino, ucciso capo degli 007. Teheran: "Reagiremo"

Raid israeliano in Siria. Iraniani nel mirino, ucciso capo degli 007. Teheran: "Reagiremo"

Bianchi

Quattro missili israeliani hanno ucciso a Damasco il responsabile dell’intelligence iraniana, il suo vice e tre sottoposti. Secondo le agenzie di stampa “Nour” e “Mehr”, entrambe vicine al regime degli ayatollah, hanno perso la vita il capo degli 007 in Siria, il generale Sadegh Omidzadeh, il suo vice, il cui nome di battaglia è Hajj Gholam, e tre ufficiali di grado inferiore, tutti appartenenti alle forze speciali “Al Quds”.

Nella stessa giornata il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha smentito di avere detto venerdì sera al presidente americano Joe Biden, che non sentiva da un mese, di non escludere la possibilità di uno stato palestinese. Israele infatti deve "mantenere il pieno controllo della Striscia di Gaza", si legge in un comunicato ufficiale. I Pasdaran hanno dichiarato scomparsi nel bombardamento della capitale siriana Hojjatollah Omidvar, Ali Aghazadeh, Hossein Mohammadi, Saied Karimi e Mohammad Amin Samadi.

I razzi israeliani sparati dal cielo delle alture del Golan hanno centrato alle 10.20 di ieri un edificio di quattro piani vicino all’ambasciata di Teheran nel quartiere Mazzeh, un elegante sobborgo occidentale di Damasco. I missili avrebbero fulminato anche Akram al-Ajouri, un leader della Jihad islamica palestinese.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’organizzazione non governativa dotata di una rete capillare nel Paese, sono stati recuperati 10 cadaveri, 5 iraniani, 3 siriani e 2 iracheni. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha assicurato che "ci sarà una risposta". Nel Libano meridionale un raid israeliano ha provocato due morti, uno era un miliziano Hezbollah.

Sabato, nonostante lo “shabbat”, la festività settimanale ebraica, l’ufficio di Netanyahu si è affrettato a smentire la tv statunitense “Cnn” secondo la quale nel primo colloquio telefonico con Joe Biden, dopo un mese di silenzio, il primo ministro israeliano non avrebbe escluso la possibilità che nasca uno stato palestinese. "Nella sua conversazione con il presidente Biden – si legge nella nota – Netanyahu ha ripetuto la sua coerente posizione, espressa anche in una conferenza stampa il giorno precedente: dopo l’eliminazione di Hamas, Israele deve mantenere il pieno controllo di sicurezza della Striscia di Gaza, in modo da assicurare che non rappresenti più una minaccia per il Paese, e questo confligge con la richiesta di sovranità palestinese".

Il 18 gennaio in una conferenza stampa Netanyahu ha ribadito: "La guerra continua a tutta forza fino alla vittoria totale su Hamas". All’interno del gabinetto di guerra non è in sintonia con il premier Gadi Eisenkot, l’ex capo di stato maggiore che a Gaza ha perso il figlio Gal Meir, 25 anni, riservista, e il nipote Mahor Cohen. "È impossibile – ha detto in un’intervista televisiva – far tornare vivi gli ostaggi senza un accordo. Chiunque dice altrimenti sta ingannando il pubblico".