Processo all’Aja. La difesa di Israele:: "Genocidio contro di noi". Cresce il fronte colpevolista

Tel Aviv replica all’accusa: "Descrizione distorta e manipolatoria della realtà". Sei Paesi latinoamericani guidati dal Brasile sostengono la mozione sudafricana. Dietro l’operazione la manina di Mosca, interessata a mettere in difficoltà gli Usa.

Processo all’Aja. La difesa di Israele:: "Genocidio contro di noi". Cresce il fronte colpevolista

Processo all’Aja. La difesa di Israele:: "Genocidio contro di noi". Cresce il fronte colpevolista

di Marta

Ottaviani

All’Aja, dove ha sede il Tribunale penale internazionale, ieri è stato il giorno d’Israele, mentre nel cosiddetto Global South, il sud del mondo, la cordata di Paesi contro lo Stato ebraico diventa sempre più consistente. Una denominazione geografica che non viene citata a caso e mette insieme Paesi che in un modo o nell’altro covano risentimento, quando non addirittura astio, nei confronti dell’Occidente. Fra questi, ci sono anche alcune nazioni che sono entrate nel club dei Brics, le economie teoricamente emergenti. Ad esempio il Sudafrica, che ha presentato all’Aja la mozione sul "genocidio dei palestinesi", e il Brasile guidato dal progressista Luiz Inacio Lula da Silva. Oltre all’appartenenza geografica e alle caratteristiche economiche, Brasilia e Città del Capo hanno un altro denominatore comune: sono legate a doppio filo a Mosca.

La Russia, in questo momento, ha tutto l’interesse a mettere in difficoltà il presidente Biden alle soglie della campagna elettorale e un’Europa già abbastanza impensierita dalle elezioni di giugno e dalla guerra in Ucraina. Niente di meglio che fare leva su Israele, che pure ha i suoi torti, utilizzando lo Stato ebraico come capro espiatorio e facendo convogliare su di esso tutto il malcontento di una parte di ordine mondiale, mettendo indirettamente nel mirino anche gli alleati di Gerusalemme. Una lettura sostanziata dal fatto che proprio Israele non solo è stato tiepido nel sostenere Mosca nella guerra contro l’Ucraina, ma ha dato asilo a migliaia di ebrei russi che fuggivano per evitare di essere mandati al fronte e per un nazionalismo sempre più esasperato.

Lo Stato ebraico, però, non ci sta e ieri la sua squadra di difesa ha lavorato per contestare l’accusa di genocidio mossa da Città del Capo. Secondo Tal Becker, membro della delegazione israeliana, il Sudafrica ha presentato "un quadro fattuale e giuridico profondamente distorto". "L’intero caso – si legge nel documento – si basa su una descrizione deliberatamente decontestualizzata e manipolatoria della realtà". Ma soprattutto, Israele ha puntato l’attenzione sugli eventi che hanno dato luogo all’operazione militare sulla Striscia di Gaza. Becker nel suo intervento ha fatto ascoltare una registrazione durante la quale un terrorista di Hamas il 7 ottobre si vantava di aver ucciso numerosi ebrei e un’intervista in cui il funzionario di Hamas, Ghazi Hamad, giurava che l’eccidio di inizio ottobre era solo l’inizio e che sarebbero stati lanciati altri attacchi fino all’annientamento dello Stato ebraico. Tutto questo oltre alla descrizione delle mutilazioni, degli stupri e dei rapimenti su vasta scala. Fino alla controaccusa: se ci sono stati atti di genocidio, questi sono stati perpetrati contro Israele.

La tensione sale con il passare delle ore. L’Onu, ormai in rotta di collisione con Israele, ieri ha affermato che sulla Striscia di Gaza sono stati ripetutamente violato il diritto umanitario e quello internazionale. Un genocidio, però, è un’altra cosa, dal punto di vista fattuale e giuridico. Molti, però, sembrano ignorarlo, anche quando dovrebbero saperlo bene. È il caso del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Ankara, da oltre un mese si rifiuta di riconoscere il genocidio armeno del 1915, quando oltre un milione di persone furono trucidate in modo sistematico e premeditato, ma che continua a puntare il dito contro Israele per alienarsi le simpatie del mondo islamico, soprattutto sunnita. "Sappiamo chi sia Erdogan. Non ci dimentichiamo del genocidio contro gli armeni, né di quello contro i curdi" hanno risposto, laconici ma efficaci, da Gerusalemme.