Missione Ue nel mar Rosso. Grecia in pole per la guida

Atene favorita su Roma e Parigi per il comando dell’operazione militare

Missione Ue nel mar Rosso. Grecia in pole per la guida
Missione Ue nel mar Rosso. Grecia in pole per la guida

La Grecia è in pole position per il comando operativo della missione europea nel Mar Rosso, Aspides. Lo sostengono più fonti europee e diplomatiche qualificate. Una voce che smentirebbe quanto sostenuto ieri da Antonio Tajani, intervistato a Cinque minuti da Bruno Vespa. "Toccherà all’Italia o alla Francia guidare l’altra missione oltre all’Atlanta sul Mar Rosso – ha dichiarato il ministro degli Esteri –, ci stiamo lavorando col ministro Crosetto. Avrà nuove regole di ingaggio e sarà una missione militare di difesa per garantire il traffico mercantile, avrà possibilità di abbattere eventuali droni o missili che attaccano le navi mercantili". "Teniamo presente – ha concluso Tajani – che l’Italia è un Paese esportatore, il 40% del suo Pil è sull’export e il 40% dell’export marittimo passa attraverso Suez. Quindi i danni sono già stati economicamente molto forti per l’Italia, l‘importante è che si difenda il traffico mercantile".

Sul fronte del negoziato le diplomazie sono a lavoro per tentare un accordo sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi a Gaza. Una delegazione di alti esponenti di Hamas, compreso il capo dell’organizzazione, Ismail Haniyeh, è stata invitata al Cairo per un incontro con il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, e discutere del possibile accordo.

Martedì il gruppo islamista aveva confermato di aver ricevuto la proposta e di volerla esaminare: la proposta, mediata dal Qatar e presentata ad Hamas dopo i colloqui di Parigi che hanno coinvolto i capi dell’intelligence di Israele, Stati Uniti ed Egitto, prevederebbe una tregua in tre fasi con il rilascio da parte di Hamas prima degli ostaggi civili, poi dei soldati e infine dei corpi degli ostaggi uccisi, in cambio di un certo numero di detenuti palestinesi in carcere in Israele. La posizione di Tel Aviv resta ancora cauta: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, pressato da una parte dalla Casa Bianca, che ribadisce la necessità di allentare gli attacchi israeliani a Gaza e iniziare a pensare al dopoguerra, e dall’altra dai parenti degli ostaggi che continuano a manifestare per il rilascio dei loro familiari, tiene il punto. Anche per ragioni di stabilità politica del suo governo, vista la resistenza dei partiti di estrema destra del gabinetto, che minacciano dimissioni di massa se Netanyahu non dovesse proseguire la guerra fino alla distruzione completa di Hamas. E le operazioni sul campo infatti non si fermano: l’esercito israeliano continua ad operare nella Striscia di Gaza centrale e settentrionale.