Giovedì 20 Giugno 2024
GIOVANNI PANETTIERE
Esteri

Miracoli e apparizioni, stretta della Santa Sede. Non sarà più dichiarata l’eventuale soprannaturalità degli eventi

Ecco le nuove regole del Dicastero della dottrina della fede. Sei le possibili conclusioni all’esito delle indagini (il fedele resta libero di credere o non credere). Solo il Pontefice potrà autorizzare “una procedura di un’eventuale dichiarazione di soprannaturalità”

Nell'ultimo secolo sono state molteplici le presunte apparizioni mariane

Nell'ultimo secolo sono state molteplici le presunte apparizioni mariane

Città del Vaticano, 17 maggio 2024 – Anche la Chiesa non crede ai miracoli. O meglio, d’ora in avanti ci andrà ancora di più con i piedi di piombo. Davanti a presunte apparizioni mariane, a statue della Madonna che piangono sangue o altri potenziali fenomeni soprannaturali, la Santa Sede ha scelto di evitare pronunciamenti definitivi sulla loro natura ultraterrena, distinguendo chiaramente l’evento in sé dal bene spirituale conseguente al relativo atto di devozione. Al massimo si limiterà ad autorizzare e promuovere preghiere e pellegrinaggi nei luoghi simbolo delle apparizioni, fermo restando che un fedele resta libero di credere o non credere alle stesse. In via del tutto eccezionale, solo il Papa potrà autorizzare “una procedura per un’eventuale dichiarazione di soprannaturalità degli eventi”.

Lo stabilisce il nuovo documento del Dicastero per la dottrina della fede, contenente le norme sul discernimento di presunti fenomeni soprannaturali. Il testo abroga le procedure varate da papa Paolo VI nel 1978, rese pubbliche solo nel 2011. L’intento del prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Victor Fernandez, è quello di scongiurare risposte della Chiesa poco ponderate, fughe in avanti e retromarce. Nell’ultimo secolo, per chiarire, ci sono stati casi in cui il vescovo locale (o i vescovi di una regione) hanno in tempi rapidissimi dichiarato la soprannaturalità di un fenomeno e poi l’ex Sant’Uffizio si è espresso diversamente. Oppure circostanze nelle quali, sempre sullo stesso accadimento, un vescovo si è espresso in un modo e il successore in un altro. Troppa confusione, amplificata negli ultimi decenni anche dall’avvento d’Internet e dei social. Come nel caso, risalente al 1995, della Madonnina ‘piangente’ di Civitavecchia, un evento a cui non è mai stato dato un riconoscimento ufficiale a livello ecclesiale, o quello delle presunte apparizioni della Madonna a Trevignano Romano, una vicenda sulla quale si è pronunciato, invece, il vescovo di Civita Castellana, Marco Salvi, parlando di ''falsità, spergiuri e testimonianze non concordanti”.

Decide il Dicastero della Dottrina della fede

Adesso la Santa sede ha deciso di correre ai ripari. L’ultima parola, in caso di apparizioni e miracoli, spetterà al Dicastero della Dottrina della fede, ricevuto l’incartamento della diocesi locale. Sarà questo organismo della Curia romana ad approvare o meno la decisione del vescovo sul caso di specie, anche se avrà comunque la possibilità d’intervenire motu proprio nel procedimento. In pratica, se fino ad oggi la Chiesa distingueva solo tra il constat de supernaturalitate o il non constat de supernaturalitate, ossia riconosceva – al termine di inchieste anche decennali – la soprannaturalità o meno del fenomeno, oggi rifiuta il bivio per aprirsi piuttosto a una pluralità di soluzioni al termine dello studio del dossier. Che ci si prefigge di rendere più agile e veloce al fine di scongiurare tensioni e false aspettative, a partire da quelle relative alle presunte apparizioni di Medjugorje sulle quali proprio di recente il pro prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione,  l’arcivescovo Rino Fisichella, ha chiarito che la Chiesa non potrà esprimersi in maniera netta fino a quando saranno in vita i veggenti, veri o presunti

Sei possibili conclusioni

Diventano così sei le possibili conclusioni dell’iter d’indagine su una vicenda potenzialmente ultraterrena: Nihil obstat (non viene espressa certezza sull’autenticità soprannaturale, ma si riconoscono segni di un’azione dello Spirito, incoraggiando i vescovi a promuovere la diffusione del fenomeno); Prae oculis habeatur (si evidenziano segni positivi, ma ci sono anche elementi di confusione); Curatur (si denunciano criticità, anche se si diffida dal vietare il culto); Sub mandato (le criticità non sono legate al fenomeno stesso, quanto piuttosto all’uso improprio fatto da persone o gruppi); Prohibetur et obstruatur (si riconoscono gravi rischi e criticità); Declaratio de non supernaturalitate (il vescovo è autorizzato a dichiarare che la manifestazione non è soprannaturale, basandosi su prove concrete). Prima di gridare al miracolo dunque serviranno non due, ma sei occhi, per così dire. D’altronde, la lezione di Agostino resta imperitura: “Se si è certi, non è Dio”.