Martedì 16 Aprile 2024

Meloni presiede il G7 a Kiev: "L’Ucraina è casa nostra, la difenderemo a ogni costo". Firmato l’accordo con Zelensky

Bilaterale in materia di sicurezza: "Dall’Italia sostegno militare, le parole pace e resa non vanno confuse". Poi la premier rilancia il dialogo con l’Unione europea: "L’Occidente è unito, Putin ha fallito".

Meloni presiede il G7 a Kiev: "L’Ucraina è casa nostra, la difenderemo a ogni costo". Firmato l’accordo con Zelensky

Meloni presiede il G7 a Kiev: "L’Ucraina è casa nostra, la difenderemo a ogni costo". Firmato l’accordo con Zelensky

Con Kiev per tutto il tempo che serve. Giorgia Meloni, in occasione del secondo anniversario dell’invasione russa, ha presieduto da Kiev il primo appuntamento della presidenza di turno italiana del G7. E lì ha usato parole chiare: "Continuiamo a sostenere l’Ucraina in quello che è il giusto diritto a difendersi e questo presuppone anche il sostegno militare, perché confondere la parola pace con la resa è un approccio ipocrita che non condivideremo mai".

"Putin – ha detto la premier nel suo intervento al G7 con i leader collegati in videoconferenza – non ha tenuto nella dovuta considerazione due fattori. La tenacia degli ucraini e l’unità dell’Occidente. Sono questi i due elementi che hanno fatto fallire il suo piano. E penso che dobbiamo fare molto meglio nello spiegare che l’attuale situazione del conflitto è la nostra vittoria, una vittoria ucraina, e non una vittoria per la Russia come la sua propaganda cerca di affermare". "Il nostro impegno – ha sottolineato – è fondamentale per tutti. In Ucraina si decide se il futuro del mondo si baserà sulla forza del diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite o sul caos. Questo è il punto chiave". Meloni arriva all’alba in treno e dedica la prima tappa della sua visita a una cerimonia che si svolge in uno dei luoghi simbolo della resistenza ucraina, l’aeroporto Antonov di Hostomel.

"Questa – dice fianco a fianco con la presidente della Commissione dell’Unione europea Ursula von der Leyen e ai primi ministri di Belgio (presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea) e Canada – è la nostra casa e la difenderemo. Questo posto è il simbolo del fallimento di Mosca e dell’orgoglio dell’Ucraina. Qui i piani di Putin sono stati fermati, c’è la prova che l’amore per la propria terra è più forte dei missili". Meloni – come Justin Trudeau del Canada – ha anche firmato un accordo bilaterale in materia di sicurezza. "Con la firma di oggi (ieri, ndr) – ha commentato – riaffermiamo che l’Italia continuerà ad assicurare il necessario sostegno alla libertà e all’indipendenza di una nazione aggredita, aiutandola a costruire il suo futuro e siamo pronti a svolgere un ruolo da protagonisti anche in materia di ricostruzione".

E il comunicato finale del G7 è non meno chiaro, dall’inizio ("Noi leader del G7 abbiamo incontrato il presidente ucraino per riaffermare il nostro sostegno incrollabile per l’Ucraina") alla fine ("Mentre l’Ucraina entra nel terzo anno di questa guerra implacabile, il suo governo e la sua gente possono contare sul supporto del G7 per tutto il tempo necessario"). I G7 sono netti nel respingere la vulgata della propaganda del Cremlino ribadendo che "il presidente Putin non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo strategico di soggiogare l’Ucraina" e colgono l’occasione per chiedergli di "chiarire completamente le circostanze della morte di Alexei Navalny".

Quattro sono i punti della nota finale: si ribadisce il "supporto al diritto dell’Ucraina all’autodifesa", si invita la Russia a "cessare mediatamente la sua guerra di aggressione", si ribadisce l’impegno "per aumentare il costo della guerra della Russia, degradare le fonti di entrate della Russia e impedire i suoi sforzi per costruire la sua macchina da guerra" anche "imponendo sanzioni alle aziende e individui in Paesi terzi che aiutano la Russia ad acquisire armi o elementi chiave per le armi" e infine si afferma la determinazione a "impegnarsi a sostenere una pace globale, giusta e duratura, coerente con i principi della carta dell’Onu". Kiev non è sola. Per attendersi – forse – qualcosa di diverso, Putin dovrà aspettare gennaio 2025 e sperare che alle elezioni americane vinca Donald Trump.