Mar Rosso tra guerra, ribelli Houthi e pirati: perché è oggetto di mire internazionali

Ponte naturale tra Oriente e Occidente, la sua posizione è diventata sempre più strategica dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina

I ribelli Houthi dello Yemen attaccano le navi in transito nel Mar Rosso (Ansa)

I ribelli Houthi dello Yemen attaccano le navi in transito nel Mar Rosso (Ansa)

Roma, 22 dicembre 2023 – “Dall’apertura del Canale di Suez nel 1869, la rilevanza strategica del Mar Rosso è notevolmente aumentata”, afferma la giornalista e docente alla Iulm in Relazioni Internazionali Patrizia Marin, su InfraJournal. Il Canale, collegando Mar Rosso e Mediterraneo, è una delle più importanti arterie del commercio globale, e la sua centralità sta lievitando ancora ultimamente, sia a livello commerciale che geo-strategico internazionale. Esempio recente ne è l'incagliamento del super tank Ever Given che in sei giorni ha alterato l’intera catena di approvvigionamenti mondiali.

I ribelli Houthi dello Yemen attaccano le navi in transito nel Mar Rosso (Ansa)
I ribelli Houthi dello Yemen attaccano le navi in transito nel Mar Rosso (Ansa)

Posizione strategica

A oggi, possiamo riscontrare alcuni motivi di importanza di quest’area: in primis, la guerra in Ucraina che sta rendendo necessaria un’indipendenza energetica europea dalla Russia (sganciamento che necessiterebbe del transito di materie prime, come petrolio e gas naturale, proprio dal canale egiziano). Ma a proposito di materie prime, oltre il transito, è cruciale l’effettiva presenza di queste: l’Arabia Saudita fra i primissimi paesi detentori di petrolio nonché uno dei principali esportatori e, ugualmente, per il gas naturale assieme al Nord Africa tra cui l’Egitto. Infatti secondo un’analisi della società di trading Ig, l’Arabia Saudita si posiziona al secondo posto come produzione di petrolio con 11,81 milioni di barili al giorno.

Poi, non trascurabile, è il già citato fattore logistico, ovvero il Mar Rosso è collegamento, anzi proprio ponte marittimo fra Oriente e Occidente intero perché, se la più vicina è l’Europa, gli interessi investono anche Usa e Regno Unito. Inoltre geo-strategicamente Suez e il Mar Rosso sono deterrenti militari nel confronto tra potenze mondiali e quindi anche fra democrazie (Ue e Usa) e autoritarismi (Cina e Russia), una porta ‘ipersensibile’, come emerge dal resoconto su MedOr di Emanuele Rossi, analista in geopolitica.

Ribelli Houthi, guerra in Yemen e Iran 

È il caso di fare un passo indietro e chiarire alcune dinamiche. Abbiamo già parlato degli Houthi, gruppo armato e movimento politico sciita dello Yemen. Da dieci anni rappresentano una delle principali forze militari e istituzionali del mondo arabo e, in quanto filo-iraniane, si contrappongono all’azione delle forze yemenite filo-saudite. Dunque sia l’appoggio dell’Iran e sia il campo d’azione del gruppo Houthi concentrato nella zona dello stretto di Bab-el-Mandeb (sud del Mar Rosso) non sono una novità.

Altri fatti assodati sono la presenza e incidenza sul Mar Rosso da parte dell’Iran, che sicuramente si serve anche del gruppo Houthi, ma monopolizza l’area a prescindere. Difatti la linea di Teheran aveva scatenato il timore degli altri Stati Arabi e di Israele già in passato. Ad esempio dall’inizio della guerra in Yemen nel 2014, Israele e i paesi arabi hanno espresso grande preoccupazione per l’elevata ingerenza militare iraniana che era, peraltro, anche a sostegno dei ribelli Houthi. Inoltre per gli altri Stati, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, non erano rassicuranti il programma nucleare iraniano e le sue politiche aggressive in Medio Oriente, e ciò ha acuito le rivalità strategiche. Nel tentativo di limitare il potere e l’influenza iraniane nell’area meridionale del Mar Rosso, Arabia Saudita ed Emirati hanno ampliato la loro presenza militare, anche tramite partnership estere che, come spesso accade, hanno avuto anche ripercussioni negative. Dunque allo Yemen dilaniato dalla guerra civile e dalle rivalità regionali, si sono sommate le crescenti tensioni per la vicinanza tra le basi dei paesi esteri (Stati Uniti, Cina…).

La task force anti contrabbando e la pirateria

Relativamente ai partner esteri, nel 2022 è stata creata una task force multinazionale tra India, Israele, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Stati Uniti - nota come I2U2 - per prevenire il contrabbando di armi e narcotici proprio nelle acque dello Yemen e nelle sue vicinanze. Una mossa che mira a rafforzare la presenza strategica Usa, sottolineando la non riduzione della sua influenza locale ma, al contempo, mostrando vicinanza ai paesi amici, come Arabia Saudita ed Emirati: tanto più importante per l’attuale urgenza inerente le materie prime, soprattutto il petrolio. Secondo l’analisi dell’esperta Marin (InfraJournal), la coerenza della decisione degli Stati Uniti è corroborata anche dalla linea americana post-Afghanistan nella regione.

D’altra parte la crescente presenza militare iraniana sul Mar Rosso, unita ai ritardi nel rilancio dell’Accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action, (JCPOA) e all’inasprimento delle rivalità tra Russia e Occidente, non è affatto di buon auspicio per la sicurezza regionale e fa emergere un rafforzamento dell’asse russo-iraniano.

In definitiva gli occhi di quasi tutti i Paesi sono puntati da sempre su quest’area le cui complicazioni “logistiche” relative ai transiti si fondono con interessi economico-politici molto più ampi che vengono coinvolti al subentrare di una qualsiasi interdizione della zona. La complessità della situazione deriva anche dalla “multi-dimensionalità della minaccia” (sostiene Emanuele Rossi su MedOr): dalla pirateria più locale al terrorismo, fino alla centralità per il commercio su scala globale e dunque alla destabilizzazione statuale.