Giovedì 23 Maggio 2024
RICCARDO JANNELLO
Esteri

Lula ha giurato come presidente del Brasile: il discorso e la festa per il terzo mandato

La lunga giornata di Brasilia aveva fatto temere disordini, ma il nuovo presidente si è offerto anche alla manifestazione pubblica, davanti a 300mila persone festanti

Brasilia, 1 gennaio 2023 – Il nuovo presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha giurato di fronte al Congresso e poi davanti a 300mila persone festanti ha ricevuto la fascia del potere da una serie di persone rappresentanti del "popolo" brasiliano: un bambino, un indigeno, una donna, un operaio, un nero e un portatore di handicap. Avrebbe dovuto consegnargliela – come da prassi – il predecessore, Jair Bolsonaro, ma l’ex presidente pur di non farlo si è dimesso il 30 dicembre nominando il suo vice Hamilton Mourao per l’“esercizio provvisorio” e ha preso il volo per Orlando, in Florida, dove ha già ricevuto i suoi fedelissimi. Prima di partire ha fatto un discorso ai brasiliani ripetendo di considerare una frode l’elezione di Lula e chiamando alla mobilitazione. Mourao, pur rinunciando al passaggio di sonsegne, ha rivolto ai brasiliani un discorso molto sentito nel quale ha contestato l’uso della violenza che si voleva mettere in campo per evitare l’insediamento di Lula e ha accusato il leader del Partito Liberale di non avere voluto accettare il risultato delle urne. “Contrasteremo il governo Lula in Parlamento – ha detto Mourao – mai con la violenza evocata dal presidente Bolsonaro; violenza che è sempre da condannare perché dobbiamo rimanere un grande Paese democratico”.

Il presidente Lula alla cerimonia di inaugurazione in Parlamento (Epa)
Il presidente Lula alla cerimonia di inaugurazione in Parlamento (Epa)

Altrettanto sentito, a volte duro, il discorso di insediamento di Lula di fronte alle Camere riunite, ripetutamete applaudito dalla moglie Rosangela, vera “regista” della cerimonia, e dai parlamentari che appoggiano il suo governo che, grazie all’opera di transizione e a una serie di concessioni di importanti ministeri a partiti di centro e liberali, è riuscito ad allargare il bacino di voti della sinistra (ne aveva ottenuti 144) fino a 287 deputati e 47 senatori, sufficienti per approvare con la maggioranza semplice ogni legge ma non per cambiamenti Costituzionali. “Il nostro impegno è in due parole: speranza e ricostruzione. Se oggi siamo qui – ha puntualizzato Lula di fronte a capi di Stato e di governo, agli ambasciatori e a tutte le autorità nazionali - è grazie alla coscienza politica della società brasiliana e al fronte democratico che abbiamo formato durante questa storica campagna elettorale. La democrazia è stata la grande vincitrice di queste elezioni”. Su questo punto il neo presidente ha molto insistito: “Il precedente governo si è basato sulla barbarie: noi sostituiremo l’odio con l’amore, le bugie con la verità, il caos con la giustizia. Cercheremo di recuperare il nostro ruolo internazionale e lotteremo fino in fondo perché non ci sia mai più dittatura in questo paese e che la democrazia sia per sempre”.

Il Brasile “è di tutti e per tutti” ha sottolineato Lula indicando i programmi base della sua presidenza, la terza dopo i due mandati fra il 2003 e il 2010. “Punteremo sul recupero e il miglioramento della Bolsa Familia, che nella nostra precedente esperienza salvò dall’indigenza milioni di brasiliani. Purtroppo con Bolsonaro i poveri sono di nuovo aumentati e noi lavoreremo per questi 33 milioni di concittadini in difficoltà. La nostra sarà una economia che metterà insieme sostenibilità ambientale e sociale. Ma allo stesso tempo vogliamo portare di nuovo le imprese internazionali a investire in Brasile, ad avere fiducia della nostra politica e della nostra giustizia”. Un particolare impeto Lula lo ha usato proprio per l’ambiente: “Metteremo la parola fine al disboscamento dell’Amazzonia che ha arricchito pochi e impoverito molti”. Alla base di tutto, secondo Lula, “il rispetto delle regole e della legge”. Un passaggio è stato riservato anche alla permissività del governo Bolsonaro sull’uso delle armi: “Non ci saranno più concessioni indiscriminate di pistole e fucili in mano alla gente: sarà lo Stato con le sue istituzioni a garantire sicurezza e giustizia”. Anche la cultura e lo sport serviranno a dare maggiori possibilità e ciò ha molto colpito nei giorni del lutto per la morte di Pelé, omaggiato con un minuto di raccoglimento del Plenario.

La lunga giornata di Brasilia aveva fatto temere disordini: la mattina è stato trovato uno zaino abbandonato in una stazione della metropolitana non lontana dalla zona della presidenza e dei ministeri dove si è svolta la “posse” di Lula; un uomo armato di coltello è stato fermanto mentre minacciava alcuni presenti alla cerimonia. Ma nonostante tutto il neo presidente non ha rinunciato al tragitto di circa un chilometro e mezzo fra la Cattedrale e il Parlamento sulla Rolls Royce scoperta mentre le forze di sicurezza avevano suggerito l’uso di un’auto blindata. In piedi sulla vettura, Lula con la moglie Rosangela in avorio e oro, e il suo vice Geraldo Alckmin con la moglie Maria Lucia in bianco hanno salutato con ampi gesti la folla che li osannava mentre si sentiva la musica proveniente dai vari palchi sui quali tutto il giorno si sono esibiti decine di artisti, fra i quali la neo ministra della Cultura, la cantante baiana Marghereth Menezes.

Dopo il discorso ai deputati e senatori, agli ospiti e alle autorità, Lula ha concluso con il grido “Viva il Brasile, viva il popolo brasiliano, molte grazie compagni” mentre i suoi sodali esultavano con i loro olé. Lula si è poi offerto alla manifestazione pubblica durante la quale ha ricevuto il sigillo della sua terza presidenza le cui incognite sono molte, nonostante la fiducia mostrata dall’ex operaio e sindacalista e capo del Partito dei Lavoratori, di forte matrice marxista; per queste il governo dovrà dimostrarsi coeso e coerente con le promesse elettorali: zero fame, lavoro per tutti, pace, giustizia e soprattutto salute dopo la disastrosa condotta della pandemia da parte di Bolsonaro.