Le tifoserie e la guerra delle notizie

L'attacco all'ospedale Al Ahli di Gaza City segna un punto di non ritorno nel conflitto fra Israele e Hamas, che rischia di degenerare in una carneficina indiscriminata. La comunità internazionale deve scegliere fra chi vuole la pace e chi vuole infiammare il Medio Oriente.

Ottaviani

Oltre alla guerra fra Israele e Hamas, adesso c’è anche quella delle notizie, che inevitabilmente accrescerà la divisione fra tifoserie, dagli alti livelli delle cancellerie internazionali all’opinione pubblica. Ed è l’ultima cosa della quale avremmo avuto bisogno. L’attacco all’ospedale Al Ahli, nel centro di Gaza City segna un punto di non ritorno all’interno di questo conflitto, chiunque sia stato a lanciare quel razzo. La precisazione è d’obbligo perché, a poche ore dalla deflagrazione, Hamas ha accusato Israele, ma l’Idf, le forze di sicurezza israeliane, hanno smentito dicendo che non sono state loro.

Sono giorni che si alternano versioni diametralmente opposte, con Gerusalemme che ha più volte accusato l’organizzazione terroristica di privare gli abitanti sulla Striscia dei generi di prima necessità e impedire loro di raggiungere il sud del territorio, dove è più facile evitare i bombardamenti che stanno devastando Gaza City e le aree limitrofe. Adesso però c’è qualcosa si più. Un atto che va contro le leggi internazionali e dell’etica umana e che può portare solo a due cose. Da una parte c’è la più probabile, ossia la degenerazione del conflitto. E chi ha lanciato quel missile ha questo obiettivo. Dall’altra la necessità di porre fine a quella che sta diventando una carneficina indiscriminata, destinata a segnare la popolazione israeliana e quella palestinese per i decenni a venire.

Gli oltre 500 morti dell’ospedale Al Ahli di Gaza City rappresentano un redde rationem non solo per Hamas e Israele, ma per tutta la comunità internazionale. Fra chi vuole davvero costruire dalle macerie un cammino di pace e chi vuole continuare a usare il conflitto arabo-israeliano per infiammare il Medio Oriente e le società europee. Sono queste le uniche due tifoserie nelle quali bisogna dividersi ora. Chi sostiene la seconda è un nemico dell’umanità.