La Ue e il peso di due guerre indirette

Lorenzo Castellani Le guerre hanno quasi sempre una carica disgregatrice per le istituzion...

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Le guerre hanno quasi sempre una carica disgregatrice per le istituzioni sovranazionali. L’Unione Europea è molto di più di una semplice alleanza e nessun Paese che ne fa parte è impegnato nelle attuali guerre in modo diretto. Dunque le istituzioni europee resisteranno, ma c’è comunque da porsi una domanda: in Europa si possono reggere due fronti di guerra indiretta? L’iniziativa di Germania, Francia e Italia di sanzionare economicamente i leader di Hamas è senza dubbio meritevole perché colpisce i capi del terrorismo, ma è noto quanto questo conflitto medio-orientale sia divisivo per l’opinione pubblica europea tanto se non più di quello russo-ucraino. Proprio l’impegno militare pare la questione più delicata nell’Unione Europea come dimostra il fronte ucraino. Alcuni Paesi, come Repubblica Ceca e Ungheria, si sono sganciati dal sostegno a Kiev e molti altri leader politici mostrano dubbi o mancano della convinzione iniziale nel rifornire di armamenti l’Ucraina. In questo scenario il quadro delle forze politiche europee è molto frammentato: i partiti socialdemocratici sono poco inclini a sostenere a lungo le azioni del governo israeliano e soffrono il bellicismo ucraino; pezzi della destra sovranista e populista, come Orban, Le Pen, Wilders e AfD, sono filo-russi ma a favore di Israele; partiti moderati di destra e sinistra, che governano gran parte del continente, sono così costretti a guardarsi dall’assumere posizioni troppo esposte per evitare di perdere consensi. L’unica strada per molti è dunque accodarsi senza troppi clamori e convinzione all’alleato americano, riducendo l’autonomia in politica estera sia dei propri Stati che della Ue. Prevalgono dunque misure meritorie, come le sanzioni, ma più scenografiche che di sostanza. L’esito delle elezioni americane nel 2024 permetterà di capire come evolveranno i vari fronti di guerra aperti.