La sorte degli ostaggi. Nuovo video di Hamas. Si tratta sul cessate il fuoco

Vicina l’intesa per 35 giorni di tregua e la liberazione di tutte le persone rapite il 7 ottobre. Il gruppo palestinese diffonde un filmato in cui tre donne ebree criticano il governo di Tel Aviv.

La sorte degli ostaggi. Nuovo video di Hamas. Si tratta sul cessate il fuoco

La sorte degli ostaggi. Nuovo video di Hamas. Si tratta sul cessate il fuoco

L’immagine di una clessidra che si sta svuotando e poi la scritta "Il tempo stringe" in sovraimpressione sull’immagine di tre donne prese in ostaggio. Inizia così l’ennesimo video con il quale Hamas sfrutta gli ostaggi come strumento di propaganda. Uno strumento che il gruppo terroristico ritiene particolarmente utile perché i negoziati per il rilascio degli ostaggi sembrano essere a uno snodo chiave.

Secondo quanto ha scritto l’altroieri il quotidiano israeliano Haaretz, Israele e Hamas avrebbero infatti raggiunto un’intesa di base sulla maggior parte dei termini dell’accordo che riguarda un cessate il fuoco di 35 giorni (60 giorni secondo il Washington Post), la liberazione di tutti gli ostaggi in mano ad Hamas, prima donne e bambini poi gli uomini, e la scarcerazione di alcune centinaia di prigionieri palestinesi. L’unica questione irrisolta è se nell’accordo verrà dichiarato o meno un cessate il fuoco completo, una richiesta di Hamas che Israele fermamente rifiuta. E a questo serve il video. A fare pressione sull’opinione pubblica israeliana.

La trattativa è comunque ancora in bilico. Joe Biden ha parlato ieri con l’emiro del Qatar per discutere degli sforzi per liberare gli ostaggi nelle mani di Hamas e Il capo della Cia incontrerà nei prossimi giorni a Parigi alti funzionari egiziani, israeliani e del Qatar per cercare di concludere l’accordo tra Israele e Hamas, ma il portavoce per il Consiglio della sicurezza nazionale americana, John Kirby ha detto ieri che "non c’è nessun annuncio imminente sulla situazione degli ostaggi a Gaza".

Il filmato che è stato diffuso ieri dura cinque minuti ed è stato montato da sequenze diverse, mostra tre donne – che dicono di essere tenute prigioniere ormai "da 107 giorni", il che vuol dire che sarebbe stato girato all’inizio di questa settimana – che si esprimono con evidente rabbia in ebraico, e denunciano di essere state "abbandonate dallo Stato" e si rivolgono direttamente al premier Benjamin Netanyahu perché "metta fine alla guerra" e le riporti sane e salve alle loro famiglie, "prima che diventiamo altri cadaveri".

Karina Ariev, una soldatessa di 19 anni di Petach Tikva, è stata rapita nel posto di osservazione militare del Kibbutz Nahal Oz: "Siamo costantemente sotto al fuoco, sotto attacchi, bombardamenti. Quasi mi avete ammazzata con i vostri bombardamenti. Come può accadere che io oggi abbia più paura del mio Stato di quanto tema Hamas? Eppure accade". Nel video compaiono anche Danielle Gilboa, soldatessa di 19 anni di Gerusalemme, anche lei rapita al kibbutz di Nahal Oz, e Doron Steinbracher, una infermiera veterinaria di 30 anni che è stata rapita nel kibbutz Kfar Aza e che secondo la sorella Yamit "ogni giorno dovrebbe prendere dei farmaci per curare una malattia cronica".

Sua madre Simona ha recentemente detto al quotidiano Yedyot Ahronot che "quel sabato ci chiamò e disse che i terroristi stavano entrandole in casa. Abbiamo sentito dei rumori, poi il silenzio. Poco dopo lei ha mandato un messaggio ad una amica dicendo che era stata rapita. Da allora siamo in angoscia". Nel video, tutte e tre le rapite accusano l’esercito di aver "provocato la morte di alcuni ostaggi" e sollecitano le famiglie ad organizzare manifestazioni di protesta. "Prima ci avete esposte al pericolo – dicono – poi ci avete abbandonato, vogliamo tornare a casa adesso".

Il video è stato diffuso il giorno stesso in cui la Corte internazionale di Giustizia ha lanciato un appello al "rilascio immediato e senza condizioni" degli ostaggi in mano ad Hamas e ad altri gruppi palestinesi nella Striscia di Gaza. Ma evidentemente Hamas prende dall’Aja le parti che gli fanno comodo e ignora le altre.

Alessandro Farruggia