Lunedì 22 Aprile 2024

Il Papa e la guerra in Ucraina: "La bandiera bianca non è una resa. Serve il coraggio di negoziare"

L’appello in un’intervista alla Radiotv svizzera. Poi la Santa Sede precisa: non chiede a Kiev di arrendersi "Il conflitto in Medio Oriente? Quando si combatte gli irresponsabili sono due, non uno".

Il Papa e la guerra in Ucraina: "La bandiera bianca non è una resa. Serve il coraggio di negoziare"

Il Papa e la guerra in Ucraina: "La bandiera bianca non è una resa. Serve il coraggio di negoziare"

ROMA

La pace sopra a tutto, la pace valore supremo, la pace a prescindere. Pare essersi evoluta verso questa posizione la linea del Papa che sinora per la guerra in Ucraina, come per il conflitto tra israeliani e palestinesi, ha sempre parlato della necessità di una "pace giusta", e quindi di una pace che non sia una resa all’aggressore, una pace da cercare con forza e determinazione – perché da sempre per il Papa "la guerra è sempre una sconfitta" – ma che, come in più occasioni ha detto, deve essere anche giusta. E invece ora Papa Francesco, riprendendo le parole dell’intervistatore parla del "coraggio della bandiera bianca".

"La guerra è una pazzia, una pazzia!" ha detto in una intervista a Lorenzo Buccella della Radio televisione Svizzera. E quindi In Ucraina – gli ha chiesto l’intervistatore – che fare? C’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca. Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa ne pensa? E la risposta è stata la seguente: "È un’interpretazione. Ma credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna a farlo, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia si è offerta per questo. E altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore". "Non bisogna perdere la speranza e provare a mediare?" ha insistito il giornalista svizzero. E il Papa: "Guardiamo la storia, le guerre che noi abbiamo vissuto, sono tutte finite con un accordo. Ho inviato una lettera agli ebrei di Israele, per riflettere su questa situazione. Il negoziato non è mai una resa. E alla domanda se fosse pronto a negoziare, ha risposto: "Io sono qui". I media ucraini hanno rilanciato con grande clamore le parole del Papa e il portavoce di Zelensky ha per ora rifiutato la richiesta di commentare le parole di Francesco.

La posizione del Papa ha fatto sobbalzare più di una cancelleria e infatti la Santa Sede è subito intervenuta per chiarire, contestualizzare, spiegare che Francesco non chiede una resa all’Ucraina. "Il Papa – afferma il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, precisando i termini dell’intervista – usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell’intervista, parlando di un’altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il Papa ha affermato chiaramente: ‘il negoziato non è mai una resà". "L’auspicio del Papa – dice Bruni – resta quello sempre ripetuto in questi anni, e ripetuto recentemente in occasione del secondo anniversario del conflitto: "Supplico che si ritrovi quel pò di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura".

Da notare che nell’intervista il Papa ha anche parlato della guerra nella Striscia di Gaza usando parole dure per entrambi i contendenti. "Dobbiamo andare avanti. Tutti i giorni alle sette del pomeriggio – ha detto – chiamo la parrocchia di Gaza. Seicento persone vivono lì e raccontano cosa vedono: è una guerra. E la guerra la fanno due, non uno. Gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra".

A.Farr.