Sabato 13 Aprile 2024

Il nemico del mondo esiste ancora

Il video rivendicativo dell'Isis per il massacro di Mosca sottolinea la persistenza della minaccia terroristica globale. Biden invita a unire le forze contro un nemico comune. La necessità di vigilanza e alleanze è urgente.

Il video parte con la sigla, come un telegiornale: la musica, una scritta, e sullo sfondo la terra che gira come un mappamondo. Tanto ha fatto Putin per far credere che il massacro di Mosca sia stata opera di Kiev, che l’Isis ha dovuto passare alla rivendicazione bis. Attraverso la sua agenzia ufficiale. Non le parole di un comunicato, per dissipare ogni dubbio, ma il filmato della strage: siamo stati noi, eccoci in azione. Impressionante. Ma istruttivo. Lo Stato islamico, quello che vorrebbe estendersi a tutta la terra, appunto, c’è ancora, esiste nella sua crudeltà, nella determinazione di raggiungere lo scopo, nell’utilizzo dei mezzi più moderni, i social ad esempio, per portare l’umanità nel suo Medio Evo. Non solo l’Occidente, a cui dopo il Bataclan (2015) ha riservato attacchi minori, isolati: cani sciolti. Iran, Afghanistan, Yemen: tanto sangue. Lotte fratricide. Dunque, come ha ricordato Biden, un nemico comune a tutto il mondo. A Stati Uniti e Russia certo, ma nove anni fa alla Francia, domani forse a noi.

E a chi si chiede perché ora, perché Mosca, è facile ricordare come i momenti, i territori di guerra, di instabilità, siano quelli preferiti dal terrorismo. Un esercito in grado di dare spallate dove qualcosa già vacilla, non di minare delle fondamenta. E nessun dubbio che questo momento di eserciti contro, di guerriglieri come gli Houti, sia come uno sciame sismico che scuote la terra e in cui i colpi secchi dei Kalashnikov o delle bombe possono fare più male. Allora, ha ragione Biden: se il nemico è universale, bisogna ricentrare lo sguardo, ritarare obiettivi, strategie. Saldare alleanze, almeno su questo fronte. La Casa Bianca lo dice a Mosca. Bene. Vale anche per noi che dimentichiamo il pericolo o abbassiamo la guardia se gli spari sono lontani. Vale per tanta gente che scende in piazza contro i "nemici": spesso quelli sbagliati.