Lunedì 20 Maggio 2024
GIOVANNI PANETTIERE
Esteri

Il cardinale Gambetti: "La fraternità è un’utopia. Ma vale la pena crederci"

Il vicario generale per la Città del Vaticano oggi all’evento #BeHuman. Ci sarà anche il Papa. "La sua enciclica ‘Fratelli tutti’ resta il punto di partenza". .

Educare i giovani e rieducare gli uomini al senso di umanità. Dalla scuola al lavoro per ritrovarsi insieme a vivere ad occhi aperti "l’utopia della fratellanza". Con questo spirito, così sintetizzato dal cardinale Mauro Gambetti, si chiude oggi a Roma il secondo Incontro mondiale sulla fraternità umana, #BeHuman, organizzato dalla Fondazione vaticana Fratelli tutti, alla presenza di scienziati e premi Nobel come il giornalista russo Dmitrij Muratov e l’economista bengalese Muhammad Yunus. Dodici tavoli tematici per l’elaborazione finale di una Carta dell’umano che possa rischiarare un presente segnato da tensioni e guerre, a partire da quella nel quadrante ucraino, dove prosegue la missione diplomatica della Santa Sede, come conferma lo stesso vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, anche se trapela "una certa frustrazione e amarezza".

Cardinale Gambetti, in questo contesto geopolitico cupo, come si fa non cedere al pessimismo?

"Mi rendo conto che la fraternità sia un’utopia paradisiaca, ma vale la pena sperimentarla e condividerla. Il nostro incontro, scaturito sulla scorta dell’enciclica Fratelli tutti, muove in questa direzione. L’alternativa altrimenti è quella di stare affacciati al balcone di casa a vedere cosa succede più in là. È una tentazione che stride con la vocazione alla socialità iscritta in tutti noi".

Dodici tavoli tematici, quali gli ambiti più urgenti?

"Ciascuno dei gruppi di lavoro affronta una sfida di grande attualità. Penso a quello dedicato allo sport che va ripulito per renderlo un’esperienza non solo agonistica, ma anche di gioia e divertimento. Rifletteremo anche sul lavoro e sull’urgenza di riscoprirne la dignità".

Un tavolo, invece, sarà dedicato alla scuola...

"Non può più essere intesa in senso illuministico-enciclopedico. Non basta insegnare nozioni, al centro va posta l’educazione dei giovani per metterli nelle condizioni di spendere i loro talenti per il prossimo".

È la riscoperta del senso dell’umano ad animare ogni tavolo?

"Sì, va definita una cultura comune per educare e rieducare gli uomini ai valori unici dell’umano e della fratellanza".

Proprio ciò che manca oggi in Medio Oriente e Ucraina. Nella guerra ad Est è ancora viva la missione diplomatica di moral suasion della Santa Sede o avete gettato la spugna?

"Continua per mettere le controparti nelle condizioni di trovarsi finalmente a negoziare. Quanto può essere importante il controllo di un pezzo di territorio rispetto alla bellezza di riscoprirsi fratelli?".

Finora lo scambio di prigionieri e il ritorno a casa dei bimbi ucraini rapiti dai russi, su cui avete particolarmente investito, procedono a rilento...

"Non si può sapere con precisione quale sia la situazione reale sul terreno. Resta la speranza, anche se, rispetto alle aspettative di partenza, c’è una certa frustrazione e amarezza".